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Che si tratti di Roma o di un piccolo paese sulle montagne, l’insoddisfazione per le scelte del sindaco è sempre generale. Il primo cittadino sbaglia qualunque cosa faccia.

E, immancabilmente, iniziano le lamentele sul basso livello della classe politica italiana. Lamentele che possono avere un senso se riguardano i sindaci delle grandi città, ben remunerati e con la possibilità di incidere sulla realtà locale, magari favorendo amici e compagni di partito.

Ma le lamentele, che non mancano mai, sono assurde nei piccoli e piccolissimi comuni. Innanzitutto perché i sindaci non sono espressioni di partiti o di schieramenti politici ben precisi, ma rispondono a logiche locali che nulla hanno a che fare con le forze che siedono in parlamento.

E poi le follie burocratiche di questo assurdo Paese impongono anche ai primi cittadini di micro comuni una presenza quotidiana in municipio, sacrificando le attività lavorative in cambio di una retribuzione insufficiente per vivere.

Non è un caso che sempre più spesso ai rinnovi per i consigli comunali non si presentino liste. E quando ci sono, appaiono create per risolvere il problema di un permesso edilizio, dell’apertura di un’attività commerciale, della trasformazione di un terreno agricolo in area edificabile o situazioni analoghe.

La decisione di penalizzare economicamente gli amministratori dei piccoli centri ha trasformato i comuni in centri di elargizione di favori invece che di tutela dei diritti di tutti. E questo genera sfiducia e rabbia a livello locale che si somma alla sfiducia ed alla rabbia di tutti i comuni per trasformarsi nel disgusto generale nei confronti non solo della politica intesa come partiti e movimenti vari, bensì come istituzioni nel loro complesso.

D’altronde la sfida dello scaricabarile non ha mai sconfitti, in Italia. Tutti hanno sempre qualcun altro su cui riversare colpe, responsabilità, errori. In mancanza di meglio è sempre colpa del destino cinico e baro.

Ma la scelta di penalizzare i piccoli comuni, non solo tagliando drasticamente i compensi al sindaco ed eliminandoli completamente ad assessori e consiglieri ed impedendo quasi ogni intervento di spesa se non per l’ordinaria amministrazione, non è frutto di un errore. È, al contrario, una scelta oculata che mira a distruggere ogni istituzione pubblica per affidare l’Italia ai privati. Ed i risultati sono sotto gli occhi di tutti.


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