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Il Pd si prepara ad un congresso rissoso e con la proposta di cambiare nome. Fdi sta per riunirsi come ogni anno per fingere di avere una linea culturale. La Lega è pronta a fingere di sciogliersi per ricostituirsi con una nuova veste per evitare l’aggressione giudiziaria.

Sallusti, direttore del berlusconiano Il Giornale, propone un partito unico tra Forza Botulino e Pdr (Partito di Renzi) per ovviare alla inarrestabile emorragia elettorale.

Veltroni lancia una sinistra nuova che, immancabilmente, riparte dai vecchi slogan su piazzale Loreto e sulla lotta armata.

È l’autunno della politica italiana. Qualcuno ritorna a scuola e altri ritornano all’attività di partito cercando di inventare qualcosa di nuovo per attirare gli elettori. Così come si conquistano i consumatori con lo slogan per una nuova saponetta.

L’unica soluzione, in mancanza di meglio, è il rimescolamento delle carte. Il Pd non può certo illudersi di rilanciarsi affidandosi ancora a Martina o alla vecchia classe dirigente.

Con questa classe dirigente non vinceremo mai”, aveva pronosticato tanti anni fa Nanni Moretti a proposito di altri vertici della sinistra. Ma il pronostico vale tutt’ora. Tra esponenti che vorrebbero accodarsi al liberista Macron, altri pronti ad allearsi con Tajani, qualcuno che guarda a Boldrine (no, a Grasso non guarda proprio nessuno, neppure nel suo partito).

Non che sul fronte opposto vada molto meglio. I sondaggi, per quello che valgono, confermerebbero che la scelta di Forza botulino di puntare su Tajani si sta rivelando fallimentare.

E a questo punto la provocazione di Sallusti appare decisamente meno assurda. In fondo tra Tajani e Calenda ci sono meno differenze rispetto a quelle tra Tajani e Salvini.

Ma è anche vero che due zoppi insieme – Forza botulino e Pdr – non fanno un campione di corsa.

Più incerto il futuro del partitino di Giorgia Meloni. A fine settembre, ad Atreju, potrebbe emergere qualche indicazione sul futuro di Fdi, sul ruolo che vuole giocare per evitare la totale irrilevanza.

Anche perché la posizione di Forza botulino potrebbe spingere la Lega ad allearsi con il Movimento 5 Stelle anche a livello locale, a partire dalle regionali in Piemonte della prossima primavera.

Fdi potrebbe ritagliarsi uno spazio se avesse il coraggio, e la capacità, di ripartire dalla cultura. Non con le buffonate di Pantheon allargati a tutto e al contrario di tutto, ma con scelte precise affidate ad una classe dirigente che non può e non deve essere quella romana.


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