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I populisti italiani avrebbero volentieri fatto a meno dell’incontro, ad Arcore, tra Matteo Salvini e Silvio Berlusconi, accompagnati da Giorgetti e Tajani.

Perché dare ossigeno a Forza botulino, ormai prossima al trapasso? Solo per ottenere il via libera a Foa ai vertici della Rai? Oppure per ottenere le risorse finanziarie indispensabili alla vita della Lega dopo l’assalto – assolutamente inaccettabile ed ingiusto – dei magistrati? In cambio la Lega dovrà accettare di concedere ai botulinisti qualche presidenza regionale che mai avrebbero conquistato con il consenso popolare?
Ci ritroveremo con assessori regionali alla Cultura convinti che l’unica cultura sia quella della gauche caviar?

D’altronde se la cultura messa in campo da Forza botulino è quella che si inventa un tunnel tra Ginevra e il Gran Sasso, inutile illudersi su un cambiamento, in meglio, della cultura italiana.

La zavorra rappresentata da Forza botulino è stata illustrata in modo perfetto da Pietrangelo Buttafuoco a proposito della situazione siciliana dove il presidente Musumeci è praticamente impossibilitato a muoversi ed a governare proprio grazie ai condizionamenti imposti dal ras siciliano di Forza botulino.

È questo il modello che si vuole riproporre in Lucania, in Abruzzo, in Trentino e poi in Piemonte e Sardegna?
Non è bastata, alla Lega, la pessima esperienza di governo di centro destra, a guida leghista, in Piemonte?

Il successo di Salvini, nei sondaggi, è legato alla rottura con un mondo incancrenito, con personaggi che si sono sempre schierati contro ogni cambiamento, a favore di una conservazione ottusa al servizio dei soliti sistemi di potere.

Ed ora li si vorrebbe riproporre, per ritrovarsi a pietire un cenno di consenso dai responsabili del disastro italiano. I nuovi governi regionali lotteranno per una ospitata ai sempre più desolati congressi delle Confindustrie locali? Per una comparsata ad un convegno organizzato dagli Zonin o dai Benetton?

Errori giganteschi che Salvini pagherebbe cari in tutte le consultazioni successive. Ma che, soprattutto, cancellerebbero l’immagine del leader leghista come protagonista del cambiamento.

Bossi, con una Lega piccina, si era accodato a Berlusconi e aveva portato i leghisti sull’orlo della scomparsa. Ma accodarsi a Tajani quando la Lega è ai massimi storici e Forza botulino ai minimi, sarebbe davvero imperdonabile.


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