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La “rivoluzione arancione” è stata quella creata a tavolino da Soros per rovesciare il legittimo governo in Ucraina e scatenare la guerra civile.

Ma lo speculatore ha sempre sostenuto le “rivoluzioni colorate” che hanno causato infiniti lutti in ogni parte del mondo.

Appare dunque una scelta tra il pessimo gusto e la stupidità assoluta quella di invitare i manifestanti a vestirsi di arancione domattina, a Torino, per una iniziativa teoricamente apartitica e limitata al sostegno all’alta velocità ferroviaria.

Magari si tratta solo di una civetteria di madamine chic, peccato che l’indicazione arrivi da chi, alle ultime elezioni amministrative, si era pubblicamente schierata con il Sistema Torino incarnato da Fassino, Pd.

Così domattina scenderanno in piazza i rappresentanti della società civile, industriali, commercianti, artigiani, agricoltori. Cioè tutte le categorie che, in questi anni, non hanno mosso un dito contro il declino della città.

Ai presidenti di categoria era sufficiente condividere la “prima” del Teatro Regio con i potenti veri per essere felici e tacere per il resto dell’anno.

Loro non criticavano il potere ed il potere evitava accuratamente di far notare che il livello degli investimenti aziendali era ridicolmente basso, che gli stipendi indecenti spingevano i migliori ad andare a lavorare non solo all’estero ma anche nella vicina Milano.

Tutto dimenticato ed ora i prenditori invitano i dipendenti a scendere in piazza. Non per ottenere aumenti salariali e minor precarietà, ma per far realizzare la Tav.

Il grande paravento dietro cui nascondere il proprio fallimento come classe dirigente.

D’altronde non è difficile mettere in difficoltà il sindaco e la sua squadra, sia per la modestia complessiva sia per la totale incapacità di comunicare.

Dunque bisogna discutere solo di Tav.

Un’opera nata con la menzogna, ma non per questo meno utile. La menzogna, ancora sostenuta proprio dai vertici delle categorie, è che servirà per il trasporto delle merci in arrivo dal mondo e in partenza per lo stesso mondo.

E si cita il corridoio Kiev Lisbona, che non esiste, o la via della seta ferroviaria. Peccato che le categorie non si siano accorte che sulla rete ad alta velocità italiana, da Torino a Salerno, i treni merci non circolino.

Ed è stupido, non solo ridicolo, pensare che le merci da e per la Cina viaggino su treni sino a Trieste, poi si trasferiscano su Tir sino a Torino per poi essere ricaricate sui treni sino a Lione.

Dunque la Tav non serve? Serve, eccome. Ma per i passeggeri. Perché arrivare da Milano a Torino in 45 minuti ha creato nuove opportunità di lavoro, nuove iniziative, nuove collaborazioni. E lo stesso può succedere con un collegamento veloce con Lione.

Però le opportunità bisogna saperle cogliere. Ed i signori che domani scenderanno in piazza sono quelli che le opportunità le hanno offerte a Milano.

Torino ha bisogno di una classe dirigente nuova, migliore. In questi giorni, alla Gam, sono esposte le opere dei Macchiaioli, artisti coraggiosi ed innovativi nella pittura, ma coraggiosi anche nella vita. Tutti partiti volontari per le guerre del Risorgimento. Gli intellettuali di oggi si lamentano se non hanno la scorta e scendono in piazza con il cache col arancione.


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