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United colors of Benetton? No, è solo rosso il colore dei Benetton, azionisti di riferimento di Autostrade. Rosso sangue.

Perché non ha alcuna importanza quali potranno essere le conclusioni della magistratura italiana che, magari, riuscirà a salvare anche in questo caso una ricca famiglia del pessimo capitalismo italiano, addossando le responsabilità a qualche operaio delle manutenzioni.

I morti di Genova resteranno comunque, anche se non peseranno sulle coscienze di chi ha dimostrato di non sapere cosa sia una coscienza. Il viadotto è crollato e non è stata fatalità, non è stato il destino cinico e baro.

Eppure, di fronte ad una tragedia di queste dimensioni, c’è ancora chi riesce a stupire.

Sono alcuni esponenti di Forza botulino prontamente intervenuti a difesa di Autostrade e di Benetton. Impensabile, per i forzisti, revocare la concessione ad Autostrade senza prima una condanna della magistratura. Dunque possiamo aspettare 10-15 anni e poi si vedrà.

E poi – aggiungono gli esponenti di un partito pesantemente punito dagli elettori e si capisce anche il perché – devono essere tutelati i diritti degli azionisti. Per i diritti degli automobilisti, degli utenti delle autostrade, degli abitanti delle case che dovranno essere abbattute, meglio rivolgersi altrove. I sudditi non hanno diritti, solo gli imprenditori.

Imprenditori? Ma quale rischio di impresa affrontano i gestori delle autostrade? Gli investimenti promessi vengono finanziati in anticipo dagli utenti, perché gli aumenti delle tariffe autostradali che i governi amici concedono ogni anno sono legati anche agli investimenti per le manutenzioni che verranno fatte successivamente.

Dunque gli automobilisti pagano in anticipo per un servizio che non stanno utilizzando. Altro che rischio di impresa.

Ma Autostrade assicura che le manutenzioni erano state fatte regolarmente, che il viadotto era sicuro.

Bisognerà spiegarlo ai famigliari delle vittime che è tutto un brutto sogno, che è tutto a posto.

D’altronde è difficile fidarsi di un azionista di riferimento che si era fatto pubblicità con una foto che speculava sulla morte di un malato di Aids. Difficile fidarsi di chi è oggetto di dure proteste in Patagonia da parte dei contadini locali, anche se la disinformazione italiana non pubblica le notizie.

Ma Forza botulino tenta anche la carta sociale. Se si revoca la concessione ad Autostrade, che fine faranno i 4mila dipendenti? Forse la stessa fine che, per i forzisti, è giusto che facciano gli esuberi annunciati all’Ilva? Ma non è vero.

Perché anche cambiando la concessionaria, la rete autostradale continuerà a funzionare e ad avere bisogno dei lavoratori. È sufficiente un bando che preveda il riassorbimento del personale da parte del nuovo operatore.

Per Forza botulino, però, il problema è evidentemente un altro. È grave mettere in dubbio l’intoccabilità dei grandi nomi del potere italiano. A costo di difendere l’indifendibile, a costo di schierarsi con i personaggi simbolo del pensiero unico obbligatorio.

Lupo non mangia lupo. E la revoca della concessione può attendere, sino a quando il primo goal di Ronaldo farà dimenticare morti e disastri.


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