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Massì, dai, facciamolo rientrare.

Solo se chiede scusa e fa il bravo.

È stata più o meno questa la conversazione al G7 tra chi era favorevole a far rientrare Putin e la Russia nel super gruppo e chi pretendeva che il leader russo si pentisse per essersi ripreso la Crimea (che Russia è sempre stata sino a quando Kruscev non l’ha passata al controllo ucraino).

E mentre i media italiani, tra i peggiori al mondo, decidevano di attaccare comunque Conte, reo di essere un aperturista a fronte delle chiusure di Macron e Merkel, Putin gelava tutti, a partire da Merkel che si è autoproclamata portavoce europea: “Grazie, ragazzi, ma ho altri progetti”.

Insomma, il Cremlino non sa che farsene di una poltrona con gli altri 7 big, tanto meno se per farlo sedere vengono pure richieste delle scuse. E mentre in Québec i 7 battibeccano sui dazi e su come inquinare il pianeta, Putin si incontra con i cinesi e insieme firmano un’intesa che mira a coinvolgere tutti quei Paesi che un tempo si sarebbero definiti “non allineati” perché fuori dai blocchi della Nato e del Patto di Varsavia.

Solo che oggi la Russia e la Cina non rappresentano il terzo blocco, ma il secondo, unica alternativa agli Stati Uniti dal momento che l’Unione europea non riesce a rappresentare altro che gli interessi miopi di Berlino.
Putin ha più volte ribadito il desiderio di avere un partner europeo forte anche sul piano politico. Ma si ritrova sempre alle prese con ottusi ragionieri e banchieri tedeschi accompagnati dal bevitore lussemburghese.

Non proprio il massimo per accordi politici. E neppure per quelli economici. Così la Russia si trova costretta a rivolgersi a Pechino, per un’alleanza sempre più stretta (troppo stretta) e strategica. Putin e Xi hanno rafforzato gli accordi militari, la collaborazione spaziale, gli scambi commerciali. E, insieme, si presentano come difensori del resto del mondo, quello che non viene invitato al G7 ma che vuole contare ugualmente.

D’altronde mentre Merkel fa i conti della sua bottega e Juncker cerca di distruggere gli italiani, i cinesi proseguono nella penetrazione in Africa e con gli investimenti in America Latina. Indifferenti alla partita doppia che determina le strategie degli euro ragionieri. Grazie a loro l’Unione europea potrà morire sana.


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