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Quota 100. Non è un obiettivo militare della prima guerra mondiale e neppure una scopiazzatura della mussoliniana Quota 90 della Lira. È la quota indicata, pare, dal contratto di governo tra 5 Stelle e Lega.

Per arrivare a 100 si dovranno sommare gli anni di contributi e l’età del lavoratore che, a quel punto, sarà libero di andare in pensione. È il modo più semplice e veloce per cancellare la Fornero.

La proposta è stata accompagnata dalle proteste del Pd e non piace ai confindustriali bocciani, ai berlusconiani inviperiti e preoccupati di venir cancellati definitivamente.

Sarà interessante scoprire cosa si inventeranno i compagni della Boldrine e di Grasso per bocciare una legge che sicuramente avvantaggia i lavoratori più anziani e favorisce il ricambio generazionale in azienda, lasciando spazio ai più giovani.

Tutte le opposizioni insistono sui costi del provvedimento, ma non uno che si chieda perché la stragrande maggioranza dei lavoratori vuole lasciare la sua attività pur consapevole che le pensioni significano una consistente riduzione del potere di acquisto, spesso anche difficoltà nell’affrontare spese fondamentali, a partire da quelle per la salute.

Eppure vogliono andarsene. Perché le politiche industriali ottuse e controproducenti hanno provocato un continuo peggioramento delle condizioni di lavoro, una totale distruzione della passione, la cancellazione di ogni attaccamento all’azienda.

I risultati sono noti a tutti: l’Italia è in fondo alle classifiche per produttività nonostante un numero di ore lavorate superiori a quelle dei Paesi concorrenti.

Il grande Gipo Farassino, alcuni decenni or sono, cantava la tristezza dell’addio al lavoro; la traduzione è questa: “E dopo 40 anni mi hai detto hai finito, come una roba vecchia, come un bullone sbagliato..”.

Ora canterebbe la festa per la fine di una tortura. Eppure la fatica in fabbrica si è ridotta, meno rumore, più pulizia.

È persino comprensibile che non lo abbiano capito i politici, ma è assurdo che a non capirlo siano stati Boccia ed i suoi colleghi. Aumentano i morti sul lavoro, aumentano le tensioni al lavoro, aumenta l’insoddisfazione dei dipendenti, ma i vertici confindustriali perdono tempo a flirtare con qualche politico sconfitto oppure giocano con il quotidiano economico imponendo i Riotta di turno per poi meravigliarsi del disastro combinato.

Adesso, però, potranno finalmente liberarsi dei lavoratori più anziani e più insofferenti, nonostante i contratti a tempo indeterminato. E potranno inserire giovani da sfruttare, precari, meglio se stranieri perché disposti ad accettare qualunque ricatto.

Ma forse non finirà così, perché Salvini promette di rimpatriare i nuovi schiavi e Di Maio vuole cambiare radicalmente il jobs act. E per chi sa competere solo riducendo salari e diritti, si annunciano periodi difficili.


Le opinioni dei lettori
  1. Simone   On   6 giugno 2018 at 9:18

    Articolo molto interessante dal punto di vista dell’analisi delle politiche industriali. Per quanto riguarda la “quota 100”, beati coloro che ne beneficeranno. Gli altri, come me, si vedranno passare sotto il naso ancora tanti governi e tante riforme a riguardo…

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