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Le associazioni di categoria si ribellano contro il Decreto Dignità del governo. Perché, assicurano, porterà a licenziamenti di massa nelle piccole e medie imprese, quelle che non potranno pagare gli aggravi previsti per i contratti a tempo determinato.

Si tratta delle stesse associazioni di categoria che non avevano nulla da ridire sui 400 euro mensili offerti a un ingegnere disposto a viaggiare in Italia e nel mondo con il premio di un buono pasto a giorno?

Si tratta delle stesse associazioni che tacevano di fronte ad offerte di 1 euro e mezzo all’ora per un lavoro da sarta, per 8 ore quotidiane?

Si tratta delle stesse associazioni di categoria che non permettono alle cassiere dei centri commerciali di far pipì durante l’orario di lavoro?

Non c’è dubbio che quelle aziende che si sono abituate a sfruttare i lavoratori con stipendi vergognosi e con la minaccia del precariato da trasformare in mancate conferme si troveranno male.

Ma davvero abbiamo bisogno di aziende di questo tipo? Imprese agricole che utilizzano, in nero, manodopera straniera senza diritti e sottopagata? Aziende commerciali che fanno contratti per poche ore, sempre con salari da fame, ma che pretendono orario doppio e non retribuito?
È con imprenditori di questo tipo che dovremmo far crescere l’Italia? Con chi utilizza sempre e solo stagisti non pagati? Con gli studi professionali che fanno lavorare i giovani senza pagarli perché “fa curriculum”?

È possibile che molte di queste aziende possano chiudere se viene eliminato il diritto allo sfruttamento.

Resteranno in piedi quelle che investono non solo nei macchinari e nella tecnologia ma anche nella formazione e nella qualità dei dipendenti. La qualità è un valore che va pagato.

Il Barolo e il Barbaresco costano molto di più di un comune vino da tavola perché la qualità è superiore. Ma allora anche i lavoratori di qualità devono essere pagati di più, devono avere contratti più sicuri, più stabili.

Con lo sfruttamento non si fa qualità, non si fa squadra, non si fa crescere un’azienda. E se non si è capaci di far crescere un’azienda in modo sano e corretto, è giusto chiuderla, lasciando spazio a chi è migliore.

Ci sono tantissime piccole e anche micro aziende in Italia che rispettano i dipendenti e che crescono perché credono nella qualità. Di tutte le altre non si sentirà la mancanza.


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