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Qualcuno si illude che la fronda interna al Movimento 5 Stelle possa impedire la fiducia al governo Conte bis, soprattutto al Senato dove, in teoria, i numeri a favore dei rosso gialli sono decisamente pochi.

Basterebbe qualche mal di pancia, qualche dissenso espresso pubblicamente e concretamente per bocciare l’esecutivo voluto da Mattarella.

Ma non sarà così. Perché esiste sempre il soccorso della sedicente opposizione. È bastato osservare il volto gongolante di Brunetta alla notizia della nascita di questo governo per rendersi conto che, se ci fossero defezioni tra i senatori pentastellati non rassegnati a farsi guidare dal Pd e da Beppe Britannia, arriverebbero i voti di qualche esponente di Forza Botulino a salvare Conte. È bastata la presa di posizione della Carfagna a favore del ministro piddino/renziano della precarietà per far capire che aria tira.

Per senso di responsabilità? Ma neanche per sogno. Semplicemente per ottenere una legge sul conflitto di interessi che non penalizzi Mediaset ed il Sultano di Arcore. Soprattutto ora che la famiglia Berlusconi ha lanciato Media for Europe.

Questo non significa che il Conte 2 sia destinato a durare. La scelta del Pd di piazzare seconde e terze file lascia pensare al desiderio di non bruciare i personaggi più noti in vista di una prematura scomparsa anche del nuovo governo. Perché Salvini ha sbagliato ad illudersi che i parlamentari avrebbero scelto di andare ad elezioni anticipate, sapendo che buona parte di loro non sarebbe stata rieletta. Allo stesso modo è difficile credere che tutti siano davvero pronti a dimezzare il numero dei parlamentari, con la consapevolezza di andare a casa e di restarci.

Dunque occorrerà far cadere il governo prima che sia approvata l’intera riforma del sistema elettorale. Va bene votare subito il taglio, poi servirà tempo per la riforma complessiva e, a quel punto, ci si potrà inventare una nuova crisi. Sacrificando ministri di scarso livello che nessuno rimpiangerà.


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