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I quotidiani perdono continuamente lettori e le polemiche si spostano sui social. Inevitabile, considerando la crescente lontananza dei media tradizionali dalla realtà della società. Ma la spocchia si è trasferita dalla carta stampata e dalle tv su Facebook.

Dove si moltiplicano gli interventi di chi si vanta di avere lauree e master, di conoscere lingue e di aver visitato e compreso il mondo intero. Dunque di essere meravigliosi e di non valere come i buzzurri che si affidano ai populisti (il 60% degli italiani, secondo i sondaggi).

Uno non vale uno, e con questo si cancella ogni parvenza di teoria democratica. È curioso che quando Renzi otteneva il 40% dei consensi gli italiani sfioravano la genialità mentre a distanza di pochi anni, con il Pd che ha perso più della metà degli elettori, gli italiani siano diventati analfabeti di ritorno (e pure di andata), ignoranti e rancorosi.

Indubbiamente è sufficiente una lunga coda in un ufficio postale per rendersi conto che la maggioranza del Paese (ma di qualsiasi Paese) non è composta da aspiranti premi Nobel, da scrittori di vaglia, da artisti leonardeschi, da medici che salvano vite e da ingegneri che non fanno cadere ponti.

Forse bisognerebbe sterminare tutti, secondo gli arroganti con master e conoscenze linguistiche.

Magari, però, bisognerebbe chiedere a costoro che cosa hanno fatto per l’Italia e per il mondo al di là del loro onanismo intellettuale.

Così come bisognerebbe chiedere ad alcuni politici sardi qual è la vera emergenza dell’Isola. Il record di disoccupazione? La totale incapacità, a Sassari, di promuovere il sito archeologico con l’unico ziqqurat europeo e del bacino del Mediterraneo? I costi insostenibili dei collegamenti tra Isola e Continente? No, per i responsabili di tutto questo l’emergenza vera della Sardegna è il saluto non politicamente corretto al feretro di un docente universitario al termine dei funerali.

D’altronde nelle Marche i soliti noti con finanziamenti pubblici sono insorti contro l’attentato antidemocratico ai danni di una sede sindacale. Una vetrina in frantumi, chiaro segnale di pericolo per la democrazia. E mentre si preparavano manifestazione di ferma ed indignata protesta, il criminale terrorista si è fatto vivo: un bambino che ha sbagliato un tiro giocando a pallone.

Ora bisognerà intervenire per una rigorosa censura al famigerato testo di Mogol-Battistiplanando sopra boschi di braccia tese”, pericoloso inno antidemocratico. Che nessuno con laurea, master e conoscenza di lingue si sognerebbe mai di cantare. Tantomeno nell’anniversario della scomparsa dell’immenso Lucio.

Uno non vale uno e gli analfabeti funzionali non devono permettersi di ascoltare Battisti. E i disoccupati sardi? Peggio per loro.


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