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La Storia si ripete ma non insegna mai nulla. È del 2000 un illuminante libro di Eugenia Tognotti, “L’anno del colera. Sassari 1855: uomini, fatti e storie” (Edes), ma sembra scritto ieri. Anzi, sono i fatti di allora che ricordano drammaticamente quelli di oggi. Persino nei nomi poiché, per affrontare il colera, i pieni poteri vennero assegnati a tale Conte. Solo che si chiamava Augusto e non Giuseppi.

Per il resto sono impressionanti le analogie e soprattutto il ripetersi degli errori. Il colera aveva iniziato a manifestarsi in Continente, probabilmente arrivato dall’Asia. Più dall’India che dalla Cina. In Sardegna, a Porto Torres, arriva dal porto di Livorno. Non è ancora tempo di globalizzazione, ma i commerci internazionali sono già intensi. E si diffonde, il colera, sulla costa Toscana anche grazie alla villeggiatura dei possidenti di allora che apprezzano la Versilia.

Da Porto Torres il morbo si estende alle campagne intorno a Sassari. In città le opposizioni chiedono di chiudere i confini per evitare il contagio. Il sindaco ignora il problema. Non è specificato se abbia invitato i sassaresi ad abbracciare i contadini delle aree limitrofe, se abbia organizzato cene con la moglie in un casolare dei dintorni, se sia andato a farsi un bicchiere di Cannonau proclamando “Sassari non si ferma!”.

Così, allora come ora, il contagio entra in città ed inizia la strage. Le condizioni igieniche sono precarie, mancano i programmi tv con i quali, quasi 200 anni più tardi, si deve ancora spiegare agli italiani come ci si lava le mani. Mancano le strutture, i servizi pubblici. Manca anche il coraggio. Il sindaco, quello del “Sassari non si ferma!” si dà malato e sparisce dalla circolazione. Chi ha soldi fugge in Corsica (siamo nel Regno di Sardegna, con rapporti di amicizia con la Francia) oppure verso Genova, porto continentale del Regno. Chi muore durante il viaggio viene scaricato in mare.

A Sassari vengono affidati i pieni poteri a Conte, Augusto Conte. Che fa quel che può. Anche precettando quei medici che, come il sindaco, si erano rintanati in casa.

Il contagio raggiunge rapidamente il picco, poi i morti si riducono e tutto finisce. Con quasi 5 mila morti su una popolazione di 23mila abitanti. Non finiscono, invece, le polemiche. Le opposizioni accusano Torino di aver voluto colpire la Sardegna, i fedelissimi del Regno ribattono che da Torino e da Genova sono arrivati gli aiuti che hanno permesso la salvezza della città.

In ogni caso il dopo colera non è caratterizzato da nuove tasse ma da interventi per migliorare la situazione della città. Si investe, invece di tagliare. Ecco, almeno sotto questo aspetto molto è cambiato. L’Europa non chiedeva niente a Torino e, dunque, si poteva cercare un rimedio ai ritardi precedenti.


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