fbpx


Integrazione. Una parola che non significa assolutamente nulla ma di cui troppi si riempiono la bocca. Bisogna integrare i migranti.

Prima, forse, bisognerebbe decidere se farli arrivare, quanti, con quali caratteristiche.

Ma sin qui i problemi sono, paradossalmente, minori. Si tratta di scelte politiche legate a criteri differenti a seconda di sensibilità ed interessi. Il problema viene dopo.

Cosa significa “integrare” persone che provengono da culture e da tradizioni anche molto diverse? Semplicemente pretendere che rispettino le leggi e la costituzione italiana? Un po’ poco per definirla come integrazione.

Allora pretendere che si adattino ad usi e costumi di chi è costretto a pagare le tasse per mantenere chi è arrivato senza essere invitato? Sembrerebbe il minimo ma per molti è pure troppo.

Per insegnanti e presidi, ad esempio, che eliminano le canzoni e le recite di Natale per non offendere chi arriva da altre realtà. Non sanno, i pessimi docenti, che i nuovi arrivati non si offendono e spesso festeggiano anche loro.

Oppure integrare i migranti significa censurare i capolavori della letteratura italiana ed europea per non urtare la sensibilità degli stranieri? Ma se censuriamo Dante e Shakespeare allora non integriamo nessuno ma siamo noi che ci sradichiamo.

Forse, però, è proprio quello che vogliono certi insegnanti, certi politici, certi spacciatori di pseudo cultura. I giovani stranieri non si possono integrare perché non sono integrati neppure i giovani italiani.

La maleducazione in stile yankee non è una forma di integrazione ma di cancellazione dell’identità. E l’esempio negativo lo offrono i ragazzi italiani. Figli di adulti italiani altrettanto maleducati. È sufficiente salire su un autobus, su un treno, frequentare luoghi affollati per rendersi conto che non esiste nulla da condividere con chi arriva in Italia.

Li integriamo in una sorta di colonia degli Stati Uniti d’America? Tra moda americana, film americani, musica americana, libri americani? No, i libri no, bisognerebbe affaticarsi per leggerli.

Per poter integrare gli stranieri bisognerebbe prima capire se esistono ancora gli italiani e gli europei o se siamo in presenza di una massa amorfa priva di ogni qualità. Ma la massa amorfa è il primo passaggio indispensabile non per integrare chi arriva ma per sottomettersi a chiunque non si rassegni all’inutilità di un’esistenza trascorsa tra divano e cuffiette, tra uno sballo del sabato sera e qualche strillo per sapere se si è ancora vivi.


Le opinioni dei lettori

Rispondi

La tua email non sarà pubblicata. * Campi obbligatori



Maina

ElecTO Radio

Current track
TITLE
ARTIST