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Ma chi scrive le leggi, è mai uscito dalle grandi città dove, evidentemente, vive? Che ci si occupi di sanità o di trasporti, ci si deve immancabilmente confrontare con la stupidità assoluta dei burocrati che non si sono mai accorti delle profonde differenze che contraddistinguono l’Italia.

Basti pensare alla sanità. Si parte dalle considerazioni teoriche di qualche sedicente esperto che spiega che, al di sotto di un determinato numero di interventi all’anno, un reparto non assicura la qualità e, dunque, va chiuso. Come se nei grandi ospedali la qualità fosse garantita. Ma le conseguenze di una simile logica sono devastanti. Le donne che vivono su un’isola sarda e che devono partorire, al momento delle doglie dovrebbero avvertire la sanità pubblica che, magari di notte, attiverebbe una imbarcazione per andare a recuperare la partoriente, trasferirla sull’isola principale, far partire un’ambulanza per raggiungere, dopo un lungo percorso, l’ospedale abilitato più vicino o meno lontano. E se il mare è mosso? La futura madre deve convincere il pupo a ritardare l’uscita in società perché il punto nascita sull’isola, che funzionava benissimo, è stato chiuso.

Ovviamente non è solo un problema sardo. Perché gli stessi problemi appesantiscono la vita in montagna. Si chiudono ospedali ed ambulatori e, in caso di emergenze notturne (con difficoltà di volo per elicotteri), si devono affrontare lunghi trasferimenti per scendere a valle e trovare un ospedale. Se poi è inverno e le strade sono innevate si fa prima a rassegnarsi ed a crepare a casa propria. Ma i disagi sono quotidiani, con un servizio sanitario a giorni alterni (vietato ammalarsi nei giorni non indicati) e spesso a parecchi km di distanza e senza trasporto pubblico.

Altrove, per facilitare lo studio di chi non vive in città, si chiede che le famiglie si facciano interamente carico dei costi degli scuolabus. D’altronde sono montanari, campagnoli, paesani. Dunque sono totalmente sconosciuti ai burocrati urbani. Non contano nulla, non esistono, non hanno diritti. Però hanno il dovere di pagare le tasse per garantire il servizio sanitario nelle grandi città. Possono consolarsi pensando che il servizio è pessimo anche nei centri urbani di molte regioni italiane.


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