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Se perdo il referendum mi dimetto”. L’ha perso e si è rimangiato la promessa. Questa volta, però, Matteo Renzi le dimissioni le ha annunciate

Dunque se ne va? Ovviamente no. Dimissioni a tempo determinato. Se ne riparlerà più avanti, forse, sempre che non cambi nuovamente idea.

Ma il Pd non può aspettare che il leader finisca di fare le bizze

La pesantissima sconfitta del 4 marzo impone scelte rapide, cambiamenti radicali. Invece si perderà altro tempo prezioso per garantire la sopravvivenza politica del giglio tragico.

Ma i ripensamenti non dovrebbero essere una prerogativa del solo Pd

Il fallimento del progetto LeU non può rimanere senza conseguenze, l’esercito industriale di riserva (ne parlava Marx) è una minaccia per le classi più povere del Paese anche se Boldrini e compagni hanno fatto di tutto affinché questo esercito crescesse di numero e di pericolosità. Di sicuro non farà autocritica Emma Bonino, rappresentante dei poteri forti di Bruxelles e di Londra e, dunque, indifferente al risultato elettorale.

Non è che sul fronte opposto tutti possano festeggiare il risultato

Certo non la quarta gamba del centro destra: Noi con l’Italia è un raggruppamento raffazzonato che è stato spazzato via dal voto. Così come è stato sconfitto il centro moderato.

Ma qualche riflessione dovrebbe essere obbligatoria in Forza Italia. Berlusconi è troppo anziano per essere ancora un leader credibile e con chances per il futuro. Non ha mai voluto far crescere un delfino credibile ma la successione non è più rinviabile per evitare che Forza Italia venga fagocitata dalla Lega salviniana. Un rischio che corre anche Fratelli d’Italia che non ha ottenuto un risultato soddisfacente e che continua ad essere un partito romano centrico. Giorgia Meloni festeggia il raddoppio dei voti, ma il suo partito resta marginale perché non riesce a incidere, privo di una identità precisa. Tra l’altro Fdi non è neppure stato danneggiato dalla concorrenza alla propria destra, visti i modesti consensi ottenuti dalle destre estreme.

Possono festeggiare Movimento 5 Stelle e Lega, ma per fare cosa? Con chi?

Per il momento si godono i consensi e gli eletti, poi però dovranno pensare a come trovare una soluzione che consenta di governare. Non sarà facile poiché i numeri non sono sufficienti. Però entrambi i movimenti hanno saputo interpretare quel Paese reale totalmente ignorato da altri partiti.


Le opinioni dei lettori
  1. Valentina   On   6 marzo 2018 at 8:24

    Nel frattempo, tra litigi, dimissioni e ripensamenti, quanti soldi si mangeranno? Ci vorrebbe una bella riforma elettorale da tempo che ancora oggi ci porta ad arrivare a questi punti! Che schifo! Felice di crescere mia figlia in un altro paese perché nell’Italia ho perso le speranze!!

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