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Patto sociale tra imprese e sindacati.

Per una volta il titolo del quotidiano di De Benedetti-Elkann è onesto (si saranno sbagliati?) perché a marciare a favore della Tav, a Torino, c’erano quasi più sigle che persone. Imprese e sindacati. Non i lavoratori, ma le sigle padronali e quelle sindacali. Un segnale imbarazzante per chi ha voluto una manifestazione di sostegno non alla tratta ferroviaria ma al Pd in vista delle elezioni regionali piemontesi oltre a quelle europee.

Una piazza ben diversa rispetto alle analoghe manifestazioni precedenti. Gli organizzatori hanno sparato alto, come sempre, sostenendo di aver radunato 20 mila persone. Cioè la metà di quanto sostenuto la volta prima. E la questura ha ridotto il numero a 12 mila. Con una età media decisamente elevata.

Il fallimento della manifestazione non significa che sia venuto a mancare il consenso per la grande infrastruttura ma, molto più semplicemente, che manca completamente il consenso nei confronti delle associazioni padronali e sindacali. Anni ed anni di pessimi comportamenti aziendali non potevano non lasciare il segno. Probabilmente le manifestazioni per la Tav avrebbero molto più successo lasciando a casa i presidenti delle varie associazioni ed i vertici sindacali.

Perché, contrariamente a quanto cercano di raccontare i giornalisti di servizio, gli interessi degli sfruttatori sono diversi da quelli degli sfruttati. E gli sfruttati non hanno la benché minima voglia di marciare per ordine del padrone, anche quando condividono gli obiettivi.

Sono divertenti i commenti social nei gruppi che sostengono la Tav: imbarazzo generale per l’assenza di giovani in piazza, nessuna autocritica per aver insistito sul padronato privo di credibilità, rabbia crescente perché i vari gruppi si sono trasformati in comitati elettorali a sostegno del Pd.

Ovviamente sul fronte opposto si gongola per le difficoltà altrui, ma si evita accuratamente di fare qualcosa di concreto. C’è chi va in piazza con le sigle padronali e sindacali, chi si defila, chi denuncia il complotto. Tutto esclusivamente in relazione alla manifestazione degli avversari. In proprio, nulla. Troppo impegno, troppa fatica. Troppa fatica anche ad ipotizzare la nuova classe dirigente in caso di vittoria del centro destra alle regionali, meglio puntare sul riciclaggio di personaggi che piacciono alla sinistra e che già si sono rivelati fallimentari.

Tutt’al più, tra qualche anno, si organizzerà un bel convegno per interrogarsi sulle ragioni della marginalizzazione del Piemonte. Dando la colpa ai trasporti per evitare di assumersi la responsabilità di non aver avuto nè idee nè uomini o donne all’altezza delle sfide.


Le opinioni dei lettori
  1. Valter Ameglio   On   8 Aprile 2019 at 11:56

    Plastica raffigurazione del vuoto assoluto di certe piazze e , quindi , della politica la fotografia nella quale il Chiampa ed un “rampante ” esponente di destra cazzeggiano.
    Una volta Nanni Moretti si chiedeva se avessero notato di più la sua assenza o la sua presenza.
    Oramai non si fanno neanche più domande

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