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Dopo il trionfo di Vladimir Putin in Russia, l’8 aprile potrebbe essere la volta di un altro successo scontato: quello di Viktor Orban in Ungheria

E anche in questo caso si tratta di un personaggio che non piace ai poteri forti di Bruxelles, alla cancelliera tedesca o al tecnocrate di Parigi.

Peccato che Orban piaccia, e tanto, agli ungheresi

Perché il leader di Budapest è convinto che il capo del governo debba governare per il bene dei propri connazionali e non per gli interessi di altri Paesi o per accontentare gli intellettuali politicamente corretti in giro per il mondo.

Quegli intellettuali e giornalisti che dipingono Orban come un pericoloso estremista. Mentre il suo partito, Fidesz, è associato al Partito Popolare europeo.

Insomma, un centrista e non un estremista

Perché la destra magiara vota per Jobbik e la somma dei due partiti, che non sono alleati, porta a quasi i due terzi dei voti complessivi degli ungheresi. Difficile sostenere che la politica di Orban sia respinta dal suo popolo.

Però a Bruxelles, Berlino e Parigi non piacciono le scelte del governo di Budapest

sia perché i magiari sono contrari all’invasione sia per la politica estera che vede l’Ungheria sul fronte contrario alle sanzioni contro la Russia.

Un atteggiamento che può stupire, dal momento che il Paese ha tentato di ribellarsi, nel 1956, ai carri armati sovietici ma il sogno di libertà è stato affogato nel sangue.

Orban, però, è consapevole che i decenni non sono trascorsi invano e il nemico di ieri può essere l’amico di oggi

D’altronde l’asse Berlino-Parigi è la dimostrazione che gli odi possono essere superati.

Il popolo magiaro ha dimostrato di apprezzare queste strategie che mirano a tutelare anche l’identita’ nazionale da sempre a rischio, tra popolazioni germaniche e slave.

E pazienza se altri Paesi d’Europa vorrebbero piazzare in Ungheria i migranti che non riescono a rimandare a casa dopo aver favorito gli arrivi. Budapest continua a dire di no e tra due settimane si valuterà se gli elettori confermeranno la fiducia a Orban o se si saranno fatti convincere dal buonismo che sta accusando colpi a vuoto in un crescente numero di Paesi.


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