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Kurt Volker, inviato da Trump per occuparsi della situazione in Ucraina, ha interpretato il suo ruolo in modo decisamente eccessivo, quasi fosse il rappresentante dell’imperatore universale che attraversa l’oceano per portare gli ordini ai sudditi.

E passi per l’Italia, da più di 70 anni in un ruolo di vassallaggio rispetto a Washington. Volker ha così ordinato al futuro governo di Roma di non provare neppure a pensare ad alleggerire le sanzioni nei confronti di Mosca. Anzi, gli Stati Uniti indicheranno prossimamente come appesantire le misure contro la Russia e, di conseguenza, l’Italia dovrà obbedire. Punto e basta. Senza possibilità di ipotizzare soluzioni differenti.

Ma Volker ci ha preso gusto e si è allargato. Così ha ordinato alla Germania di sospendere la realizzazione del Nord Stream 2 per raddoppiare la fornitura di gas russo. L’imperatore di oltreoceano ha deciso che la Germania e l’Europa intera dovranno rinunciare al gas di Mosca e acquistare quello americano che arriverà via nave.

Non è per nulla certo che Merkel rinunci alla grande infrastruttura per accontentare Volker e Trump. Così come non sembra che la Francia, nonostante la pagliacciata di Macron con i missili contro la Siria, sia disposta a rinunciare agli affari che sta realizzando con i russi proprio nel settore del metano. E proprio nel campo del gas trasportato via nave, dunque in concorrenza diretta con gli americani.

È vero che non è direttamente il governo di Parigi ad essere coinvolto, ma è la Total, senza dimenticare i cantieri navali francesi che realizzeranno tutte le navi necessarie al trasporto lungo la rotta polare. Sanzioni o non sanzioni, gli affari d’abord.

Per l’Italia, invece, la priorità è ubbidire agli ordini dell’inviato di Trump o di qualunque presidente americano. E mentre Parigi sostiene Total, anche arrivando alla guerra in Libia per garantire un ruolo maggiore alla compagnia petrolifera transalpina, l’Italia nella migliore delle ipotesi si limita a non danneggiare l’Eni, ma spesso riesce anche a penalizzare il nostro gruppo energetico.

Così a Roma si fa finta di nulla di fronte ad una palese ingerenza in fatti che non dovrebbero riguardare gli statunitensi ma solo gli italiani.

Ovviamente nessuno poteva illudersi su uno scatto d’orgoglio e di dignità da parte di Alfano, ma qualche protesta si sarebbe potuta levare. Invece nulla. Un Paese a sovranità limitata a più di 70 anni dalla fine della guerra. Tutti pronti a pagare di più il gas americano per far contenti i produttori statunitensi ed il presidente Trump. Tutti pronti a dimenticare l’opposizione statunitense alla realizzazione del South Stream, con gravi ripercussioni sulla nostra economia.

In attesa che anche il Tap venga boicottato da Washington per impedire all’Italia di essere un hub energetico con il gas dell’Azerbaijan.


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