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Di fronte all’ennesimo decreto liberticida del governo degli Incapaci, molti hanno ironizzato sul pessimo italiano utilizzato nel testo, sulla vaghezza delle indicazioni. Il solito squallido burocratese. Macché. Questa volta la porcata è ancora più squallida proprio perché il testo è volutamente confuso. In questo modo si lascia la più totale discrezionalità ai frustrati a caccia di italiani da punire.

Certo, non vedremo più le eroiche motovedette fingere di non vedere i barconi carichi di invasori mentre danno la caccia all’isolato canoista impegnato a non rammollirsi. Non vedremo più i costosi droni (pagati con le nostre tasse) dare la caccia all’alpinista solitario sul ghiacciaio che, per arrivare in vetta, aveva rischiato di contagiare una marmotta.

Ma i frustrati in cerca di rivincita potranno comunque sbizzarrirsi. Chi decide se una via è a rischio di assembramenti? Il frustrato autorizzato, ovviamente. Che potrebbe considerare a rischio di assembramento anche un sentiero in alta montagna. Mentre sulle navi delle Ong si sta comodi e distanziati. Chi misura se il passante che incroci sul marciapiede ha osato superare il limite del distanziamento? Sempre il frustrato che, con occhio infallibile, decide distanze e punizioni. Non ha nessuna importanza che i frustrati siano una minoranza, ciò che conta davvero è la discrezionalità affidata a chi dovrebbe fare tutt’altro mestiere.

C’è anche chi si illude su eventuali ricorsi presentati contro quelli che sono veri e propri soprusi, non giustificati da nulla se non dalla voglia di sperimentare ogni forma di repressione. Ricorsi che dovrebbero impegnare una magistratura italiana che è palesemente schierata in politica. Magistratura che interviene contro chi cerca di bloccare l’invasione ma non muove un dito contro chi diffonde il Covid utilizzando clandestini ed ospiti non invitati. Gli esperti di regime assicurano che solo una minoranza dei nuovi contagi è dovuta agli invasori? Certo, ma è comunque una indicazione precisa di responsabilità dei ministri Lamorgese e Bellanova.

Ma si fa finta di nulla. Anche gli orari non sono decisi a caso. Non è che il Covid diventi contagioso solo alle 18 e diventi innocuo alle 6 di mattina. Ma alle 18 si esce dagli uffici, dalle fabbriche. Dove gli schiavi devono assembrarsi per poter mantenere i renitenti alla vanga stesi sul divano o in agguato sui balconi. E chissenefrega se rischiano il contagio. Conta solo che, usciti dal lavoro, si precipitino a casa, evitando di bere qualcosa in compagnia dei colleghi con cui sono stati a contatto sino a pochi minuti prima.

Non è il Covid a spaventare i dittatorelli, è il divertimento. Sono gli stessi che vogliono abolire lo smartworking per far lavorare i bar del centro nella pausa pranzo, riducendo i consumi in periferia. Già, gli assembramenti al bar in pausa pranzo non fanno male. Deve essere qualche nuova teoria degli esperti a gettone.


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