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I disoccupati italiani? Un mistero, per nulla buffo, che tale deve restare. Ha creato polemiche l’intervento del mancato presidente del Consiglio, Cottarelli, a proposito dell’invito a non iscrivere tra i disoccupati tutti gli scoraggiati (così vengono definiti) che non cercano un lavoro e neppure studiano. E sono tanti, in Italia.

Indubbiamente qualcuno di loro preferisce aspettare un reddito garantito dallo Stato senza far nulla, ma la maggior parte sarebbe felice di avere un’occupazione possibilmente stabile e con una retribuzione decente. Ma, perfettamente consapevoli che i centri per l’impiego servono solo a mantenere il carrozzone burocratico, rinunciano ad iscriversi.

In compenso Cottarelli sa benissimo che i dati della disoccupazione sono taroccati perché, per le statistiche, risultano occupati anche coloro che, nell’ultima settimana, hanno lavorato almeno 1 ora. Un po’ poco per essere dei lavoratori, ma il modo migliore per raccontare ne tutto va bene in una conferenza stampa alla Renzi, alla Gentiloni, alla Poletti.

Considerando disoccupati ufficiali, occupati da 1 ora alla settimana, scoraggiati che non compaiono nelle statistiche, significa che il 20% degli italiani è realmente senza lavoro.

Non è un caso che il presidente del Consiglio, Conte, e Di Maio abbiano chiesto all’Unione europea più contributi a favore dei disoccupati italiani, invece di continuare a mantenere gli scafisti delle Ong.

Per Cottarelli, però, i problemi sono altri. Non dobbiamo far vedere all’Europa che la situazione è diversa, e peggiore, di quella raccontata dal governo Gentiloni.

Dobbiamo tagliare il debito, non spendere per creare lavoro. Difficile tagliare il debito senza far crescere l’economia. L’austerità imposta dal grigiocrate Monti aveva fatto aumentare il debito impoverendo l’Italia: un genio.

Ma le teorie strampalate abbondano.
Vincenzo Boccia, presidente di Confindustria, rivede al ribasso le stime di crescita dell’Italia ma non ci pensa neppure a far crescere i consumi rilanciando l’economia, aumentando l’occupazione e le retribuzioni.

No, per lui bisogna insistere sulla precarietà e sulle retribuzioni basse, magari con l’importazione di manodopera straniera e disperata. Per poi lamentarsi se il mercato domestico non funziona più, non assorbe la produzione nazionale.

Perché i 400 euro mensili offerti, nelle scorse settimane, a un ingegnere con esperienza, con conoscenza perfetta del tedesco e ottima dell’inglese, disposto a viaggiare in Italia e all’estero, con un contratto di soli 6 mesi, per Boccia sono un compenso perfetto. Nulla da ridire. Ha ragione, in più si offriva anche un buono pasto per ogni giorno lavorato.


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