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Il FuffaPost intervista il Grigiocrate, in arte il senatore a vita Mario Monti. Nominato da Napolitano e su questo è meglio stendere un velo pietoso e molto spesso.

Ma l’ex premier, invece di limitarsi a godere la lauta retribuzione a spese nostre, si fa pure intervistare e sproloquia sul ruolo dell’Italia in Europa.

Un’Italia che, secondo il poco autorevole giudizio del Grigiocrate, si sarebbe ridotta ad uno strapuntino dei Paesi di Visegrad. Non come quando a guidare il governo c’era Monti e la sua banda. Allora sì che il governo italiano era interlocutore privilegiato di Bruxelles, di Berlino, di Parigi.

Su questo punto non ci sono dubbi. L’Italia era la preferita perché Monti era ubbidiente ed applicava le misure folli e criminali decise dagli euro cialtroni.

Risultato? Lo spiegano i dati dell’Istat: prima dell’arrivo del Grigiocrate i poveri in Italia erano 2,4 milioni. Tra Monti, Letta, Renzi e Gentiloni siamo saliti ad oltre 5 milioni. Più che raddoppiati in soli 7 anni di malgoverno al servizio di Bruxelles.

Un risultato che può piacere a Francoforte, a Berlino, a Parigi ed anche a Washington. Ma non piace agli italiani che, di fronte al disastro seppur mascherato dai media di servizio, hanno scelto di rischiare e di cambiare.

E sta cambiando anche il rapporto con l’Europa, tra gli alti lai di chi era tanto contento del ruolo di servitore ubbidiente.

Si indigna Monti, che sogna un’Italia povera e noiosa, una sorta di Bangladesh d’Europa dove concentrare gli schiavi per produzioni a basso costo; si indigna Confindustria, con il suo quotidiano sempre più piccolo, che cerca alibi per il fallimento delle proprie strategie industriali mentre non ha nemmeno il coraggio di aprir bocca sulle stragi provocate dai propri associati; si indigna il Pd, che è alla spasmodica ricerca di qualche modo per farsi notare; si indigna Tajani che a Bruxelles si trova bene a lievitare certo non nei consensi.

Tutto ciò però non significa che l’Italia debba fare guerra all’Europa. Che è non solo necessaria ma indispensabile per evitare di essere schiacciati da Trump o da Soros e dai loro amici speculatori.

L’Europa è indispensabile all’Italia ma l’Italia è indispensabile all’Europa. E allora sarebbe il caso che i vari commissari la smettessero con una arroganza fuori luogo. L’Italia non vuole e non deve accettare imposizioni assurde che valgono solo per il nostro Paese e che lo penalizzano. L’Italia deve intervenire sulla corruzione, sul lavoro nero, sugli sprechi pubblici, sulle rapine private. Ma non deve strangolare il Paese come vorrebbero a Bruxelles.

Indubbiamente sino alla prossima primavera gli euro cialtroni potranno giocare di sponda con i partiti anti italiani ancora presenti nel nostro parlamento, con i media che sono perennemente in lotta contro i propri concittadini, con gli incapaci che guidano le varie categorie in contrasto con gli interessi degli italiani. Un branco di renitenti alla vanga che rappresenta ancora la classe dirigente italiana.


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