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Giorgia Meloni non è una grande statista. Probabilmente, in un passato in cui a far politica erano personaggi di altro livello, avrebbe potuto aspirare a guidare la sezione di partito della Garbatella.

Eppure riesce lo stesso ad attirarsi insulti di ogni genere non solo da parte degli odiatori nullafacenti che vivono sui social, ma anche da parte di giornalisti strapagati, di comici affermati e di aspiranti cabarettisti che campano solo grazie al veleno che riescono a sputare.

Insulti sul suo aspetto fisico, sulle sue doti neuronali, sulle sue scelte politiche (comprese quelle inventate dagli stessi odiatori), sul suo accento fastidioso, sui suoi elettori. “In Umbria il centrodestra ha vinto perché, come San Francesco, sa parlare agli animali”. Un insulto rivolto a tutti coloro che hanno osato scegliere il cambiamento rispetto agli scandali dell’ex presidente del Pd. Ma non sono insulti, è satira.

Come le promesse a Salvini di appenderlo per i piedi a piazzale Loreto, simpatica satira, mica una minaccia. Se, al contrario, qualcuno osa irridere l’abbigliamento terrificante del ministro Bellanova, allora è chiaro che si tratta di un’offesa sessista, di un episodio di razzismo, di un attacco alla democrazia che richiede una immediata censura, la creazione di una apposita commissione che punisca chi si permette di criticare un abito democratico ed antifascista.

Tutto vero, tutto squallido. Ed anche pericoloso. Perché tra un colpo di satira che minaccia piazzale Loreto ed un colpo di spranga (democratica, s’intende) il passo è breve, come si è già visto a cavallo tra gli Anni 70 ed 80.

Però la responsabilità delle vittime non manca. Troppo attente ai selfie per aver tempo di pensare alla controinformazione. Troppo attente a compiacere i predatori di Confindustria e Confapi per potersi dedicare alla formazione di magistrati super partes. Troppo attente ai negozianti per puntare alla crescita di una classe di insegnanti e di docenti universitari che possano raccontare una realtà diversa da quella inventata dagli avversari.

Ed allora le vittime passeranno il tempo a lamentarsi per le censure sempre più rigorose, per gli insulti a senso unico, per le minacce che si trasformano in violenze impunite. Sperando in qualche briciola di comprensione da parte dei predatori, degli evasori, degli avversari promossi a gestire le iniziative culturali del centrodestra.


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