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In Europa per cambiare tutto. Lo slogan della Conferenza programmatica di Fdi appare leggermente esagerato, considerando che, nella migliore delle ipotesi, il partito della Sorella della Garbatella manderà in Europa una pattuglia di 5 parlamentari.

Però Giorgia Meloni, dal palco del Lingotto di Torino, va oltre e annuncia l’obiettivo di creare una maggioranza tra il gruppo dei Conservatori, dove è confluito il suo partito, con il Ppe e con Il gruppo populista che fa capo a Salvini e Le Pen.

Sognare non costa nulla, ma se è credibile un’intesa con i populisti, è tutto da dimostrare che un Ppe a guida Merkel voglia far parte di questa alleanza e non preferisca rimanere insieme ai socialisti.

Meloni, in realtà, guarda più al quadro italiano, nella convinzione che un successo di Lega e Fdi alle europee possa portare ad un accordo dei due partiti anche a livello nazionale. Passando per nuove elezioni, dal momento che i numeri in parlamento non ci sono. Un accordo a due poiché la Sorella della Garbatella ignora volutamente Forza Botulino. Anzi, chiarisce che in Europa, se cambia tutto, deve cambiare anche il presidente del parlamento europeo, cioè Tajani. Più chiaro di così..

Però con i botulinici deve fare i conti a livello territoriale. Soprattutto in Piemonte dove il centro destra unito candida, come presidente, il forzista Alberto Cirio che si presenta al Lingotto non con un discorso organico ma con il medesimo slogan che sta adoperando da giorni e che non è particolarmente coinvolgente ed ancor meno credibile.

Ma non è l’unico a non brillare sul palco. Ci si indigna per la situazione in Libia, colpa dei cattivi francesi, e si dimentica che per eliminare Gheddafi i francesi furono sostenuti dagli aerei mandati dall’allora ministro La Russa, presente in sala.

Tornando al piano nazionale, Meloni chiarisce che Fdi non sarà mai più il partito della destra sociale ma è ormai divenuto il competitore di Forza Botulino: non una parola per i lavoratori e miele per gli imprenditori che pagano gli schiavi meno del reddito di cittadinanza. Una scelta di campo esplicita. C’è ancora spazio per arruolare Meluzzi, per invitare Tremonti. E poi via al tripudio di bandiere nella convinzione che il vento è favorevole e si deve approfittare del momento.


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