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Uno dei pochi intellettuali di quella che un tempo si sarebbe definita come galassia dell’estrema destra si chiede, tra il rammaricato ed il disgustato, perché l’area sia passata dall’esaltazione di Junger (“meglio delinquenti che borghesi”) ad un ruolo da pretoriani di Salvini, quale interprete di un regime a tolleranza zero nei confronti dei criminali.

Si potrebbe rispondere alla Pitigrilli: “Si nasce incendiari e si muore pompieri”, ma sarebbe una risposta incompleta. Troppo facile.

Meglio, allora, riconsiderare il tempo trascorso, che è tanto.

Non soltanto da quando Junger esprimeva tutto il suo disprezzo per la comoda vita borghese, ma anche da quando Walter Jeder, riprendendo un vecchio volantino, in un testo di una canzone interpretata da Fabrizio Marzi irrideva proprio gli aspetti tipici di una anonima vita borghese. O da quando lo stesso Jeder ricordava la passione per il De André della Città Vecchia.

Una esaltazione generale della trasgressione, uno schierarsi dalla parte dei piccoli criminali che vivevano ai margini della società del boom economico.

Cos’è cambiato, da allora, per modificare in tal modo la percezione e gli schieramenti?

Tutto.

I delinquenti di un tempo rischiavano davvero, almeno lunghe detenzioni. Ma non siamo più alle prese con uno Spaggiari celebrato da Giorgio Ballario.

Ora non vanno in galera neppure per rapine e violenze. Ed i giovani rivoluzionari che non temevano i criminali, perché si sentivano in grado di fronteggiarli da pari a pari, sono diventati anziani nonni che hanno difficoltà a prendere in braccio i nipotini.

Mentre i codici d’onore della criminalità d’antan ha lasciato il posto alle aggressioni mirate proprio agli anziani e alle donne.

Difficile solidarizzare con chi, magari in branco, picchia un vecchietto o un ragazzino indifeso. Mentre la magistratura è troppo impegnata a comprendere le motivazioni dei criminali per potersi occupare delle vittime.

È tanto assurdo che, dopo aver mantenuto uno Stato vorace per tutta la vita, da vecchi si pretenda che lo Stato restituisca qualcosa in termini di sicurezza?

Ma non va neppure sottovalutato il cambiamento di status. C’è qualcosa di male nel voler difendere ciò che si è costruito nell’arco di una vita di lavoro, di sacrifici? È squallidamente borghese non gradire che figlie e nipoti vengano violentate?

Nei giorni scorsi un esponente di Liberi e Uguali, Roberto Placido, è stato intervistato in una trasmissione di Electoradio-Radio Antenna 1 ed ha spiegato le ragioni del crollo della sinistra. “Noi – ha detto – parlavamo di accoglienza e tolleranza mentre i nostri elettori, le fasce più deboli della società, erano lasciati in balia di roghi tossici appiccati, ogni giorno, dagli zingari per ripulire il bottino dei furti. Noi parlavamo di percorsi per l’inserimento lavorativo dei migranti, per il loro diritto alla casa, ed i nostri elettori più deboli avevano figli disoccupati e non avevano un alloggio”.

Allora è davvero possibile stupirsi se, a destra ed a sinistra, Salvini ha trovato dei pretoriani?


Le opinioni dei lettori
  1. Valter Ameglio   On   22 giugno 2018 at 18:41

    Per la politica da bar , alla quale sia la destra che la sinistra si sono da un pezzo ridotte, vanno bene gli slogans . Quello di Placido , per quanto ovvio, è già un discorso fin troppo articolato che non produce risultati in cabina. Ma neanche dall’altra parte possono sperare di andare lontano urlando per alzare polveroni. Sovranità ed identità si difendono mettendo in discussione tutto ciò che al momento nessuno (tantomeno chi governa per ora) ha mai voluto ridiscutere. Dirottare navi ( 1 su quante?) va bene per il bar ma non intacca i meccanismi. Il criceto nella ruota resta sempre in gabbia
    Ad maiora

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