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Pacta sunt servanda. Il presidente della repubblica, Sergio Mattarella, si appella a questa locuzione latina quando ricorda che esistono accordi internazionali, con la NATO e con l’Unione europea, che devono essere rispettati. È vero, ma gli accordi non sono immutabili per l’eternità. Si possono cambiare e si possono pure stracciare se considerati dannosi per il proprio popolo.

Quest’anno ricorre il centenario della vittoria nella Grande Guerra. Non si può dire che si festeggi la vittoria, visto che le massime istituzioni se ne fregano.

Ma quando il presidente si rivolge agli italiani, comprende anche trentini, friulani e giuliani. Popoli che fanno parte dell’Italia perché sono stati ignorati gli accordi internazionali stipulati da Roma. E mentre cita Einaudi, il presidente Mattarella potrebbe ricordare anche Cavour che sui patti non rispettati ha costruito l’Italia.

Ma anche non mettendo in discussione la presenza dell’Italia nell’Unione europea (perché è verissimo che in uno scenario globale l’isolamento si pagherebbe a carissimo prezzo), si possono tranquillamente ridiscutere alcuni parametri come quelli di Maastricht. O come il bilancio, le etichette, la tutela delle frontiere, la concorrenza. Nuove sfide che richiedono nuove risposte e non una sciocca difesa di accordi superati dai fatti.

Quando Macron si impegna per costituire forze armate europee, cambia i parametri attuali e gli accordi esistenti che penalizzano l’Europa. Non bisognerebbe toccarli per far contento il presidente della repubblica parlamentare italiana in vena di presidenzialismo?

La vecchia politica che risponde a Washington e Londra non ama questi cambiamenti. Che sono fondamentale proprio se si vuole consolidare una vera Unione europea che vada al di là della curvatura delle banane o delle dimensioni delle vongole. Che superi l’ottusità dei burocrati di Bruxelles o le speculazioni dei finanzieri.

Quando Donald Trump sostiene che l’Unione europea è stata creata per danneggiare gli Stati Uniti non sbaglia di molto. D’altronde gli Usa hanno sempre cercato di approfittare della debolezza dei singoli Stati europei. E continuano in questo gioco, favorendo i dissapori e le politiche che penalizzano i popoli e provocano ostilità nei confronti non solo di chi guida (malissimo) l’Ue ma anche e soprattutto nei confronti dell’idea stessa di Europa.


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