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Finalmente un candidato credibile per la presidenza di Confindustria: Marco Biondi. In alternativa potrebbe anche sostituire Di Maio al ministero dell’economia e del lavoro.

Qual è l’arma vincente, e convincente, di Biondi? Il buon senso e l’esperienza di lavoro.

Ha cominciato quindicenne a lavorare, gratis, in una mini radio privata di Soresina, nel Cremonese, ed è diventato uno dei maggiori esperti internazionali di musica, conduttore ed autore di programmi radiofonici di grande successo.

Lo ha raccontato in una divertente serata all’Arteficio di Torino e ha spiegato, con semplicità, come funzionano le iniziative di successo. Una ricetta valida per il mondo delle radio ma anche un esempio che potrebbe essere facilmente esteso ad ogni settore.

Dunque Biondi inizia lavorando gratis, a metà degli Anni 70. Prima nel suo paese, poi allarga l’orizzonte a quelli vicini. Fa esperienza, impara. E quando, dopo il servizio militare, il padre gli impone di trovarsi un lavoro vero, retribuito, Biondi si impegna e lo trova.

Perché le radio più piccole ed il volontariato servono per fare esperienza ma le emittenti maggiori investono non solo sulle attrezzature ma anche sulle persone che lavorano.

Per Biondi è l’inizio di un crescendo continuo, ma ciò che conta è l’esempio, il modello. Cioè quello che manca agli attuali vertici di Confindustria e pure ai politici sedicenti moderati e responsabili.

Bisogna investire per far crescere i lavoratori migliori, quelli che garantiscono il successo di una azienda.

Quando Boccia e Berlusconi frignano per il reddito di cittadinanza, lamentandosi che meno di 800 euro al mese (decisamente meno se si ha una casa) rappresentano un disincentivo al lavoro, lo fanno perché vogliono schiavi sottopagati. Ma gli schiavi non portano qualità.

Però la storia di Biondi rappresenta anche una sfida a chi un lavoro non ce l’ha. Non basta restare sdraiati su un divano giocando con lo smartphone per trovare una occupazione. E magari il primo lavoro non sarà perfetto, non sarà l’ideale. Ma rappresenterà un inizio.

Una sfida anche sul piano della qualità. Perché è sacrosanto non essere sfruttati ma è anche giusto che una retribuzione elevata premi chi offre una prestazione di qualità. Bisogna imparare a lavorare prima di essere premiati.

Da un lato, dunque, chi vuole gli schiavi. Dall’altro chi vuole i soldi di Ronaldo senza sapere neppure palleggiare. In mezzo le persone per bene, imprenditori e non prenditori, lavoratori che si impegnano e meritano.

Ma pare che questa terra di mezzo si riduca progressivamente.


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