fbpx
Usarci


Il passaggio di consegne ai vertici di un grande gruppo è quasi sempre traumatico. Lo è ancora di più quando avviene per tragiche ragioni di salute che si sono presentate all’improvviso.

Quello che è accaduto in Fca, con la sostituzione di Sergio Marchionne ai vertici del gruppo, ha però evidenziato una lunga serie di problemi e di dubbi.

L’aggravarsi delle condizioni di salute del manager italocanadese non era un segreto. Le voci si susseguivano da giorni. Comprensibile, comunque, la decisione di procedere alla sostituzione di sabato, a Borse chiuse.

E qui finiscono le giustificazioni.

Perché la lettera firmata da John Elkann per spiegare la situazione dimostra un cattivo gusto ed una mancanza di stile impressionante. I necrologi si scrivono dopo il decesso, non quando la persona è ancora ufficialmente in vita, benché per poco.

In realtà nessuno poteva illudersi sullo stile di Elkann. Ma questo è solo un aspetto formale. Come l’assoluta mancanza di trasparenza sulla strada verso il decesso.

L’aspetto sostanziale è però un altro. Dopo aver spostato all’estero sede legale e fiscale, dopo aver spostato all’estero i principali interessi industriali di Fca, il gruppo utilizzava Marchionne – oltre che come manager di successo – come foglia di fico per il mantenimento di una finta italianità di Fca. L’italiano Marchionne, anche se preferiva parlare in inglese e mantenere la residenza in Svizzera.

Ora il problema non si pone più. A guidare il gruppo è Mike Manley, inglese di nascita e americano di carriera. Bravo, competente, è l’uomo del rilancio del marchio Jeep e in questo rappresenta la continuità rispetto a Marchionne poiché i piani del gruppo Fca prevedevano già un forte impegno su Jeep, a danno di Fiat (di Lancia proprio non si parla più).

Diventa sempre più esplicito lo spostamento del centro decisionale gruppo negli Usa, l’Italia è ormai marginale. A questo si aggiunge la notoriamente scarsa passione di John Elkann per l’industria dell’auto.

E poi le coincidenze. Quando lo stato della salute di Marchionne è diventato oggetto di indiscrezioni tra gli addetti ai lavori, sono iniziate anche le voci di un interessamento di coreani e giapponesi proprio per il marchio Fiat e per lo stabilimento torinese del gruppo. E sempre in concomitanza con il declino fisico si è scatenata la Juventus per chiudere la trattativa per acquistare Cristiano Ronaldo. Coincidenze, sicuramente, ma resta la preoccupazione che il calcio possa rappresentare una sorta di distrazione di massa in vista del definitivo abbandono di Mirafiori da parte di Fca.

Certo, Manley non rappresenta una garanzia per la conservazione di ciò che rimane di italiano nel gruppo. Ancor meno per il futuro del marchio Fiat, sempre più marginale mentre si punta sui marchi italiani Ferrari e Alfa Romeo con l’incertezza relativa a Maserati la cui immagine appare molto appannata.


Le opinioni dei lettori

Rispondi

La tua email non sarà pubblicata. * Campi obbligatori



Peccati di gola

ElecTO Radio

Current track
TITLE
ARTIST