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I custodi del politicamente corretto non potevano esimersi dall’intervenire sul Coronavirus. Ed hanno stilato il decalogo delle fake news da cui rifuggire.

A partire dalla convinzione che il virus cinese si sia diffuso per via alimentare. Peccato che la falsa notizia pare proprio quella propinata nel decalogo. È vero che mancano ancora certezze ufficiali, ma la tesi prevalente è quella di un virus legato a pipistrelli e serpenti, inseriti nella dieta alimentare.

Perché l’alternativa, ovviamente esclusa dal decalogo, sarebbe quella di un virus preparato in laboratorio ed “inavvertitamente” sfuggito oppure fatto uscire appositamente per colpire la Cina oppure per ridurre l’eccesso di popolazione mondiale. Peccato che la mortalità sia decisamente bassa. A quel punto diventa più credibile Lercio che ipotizza un castigo divino perché una donna cinese ha infastidito il Papa (e lui le ha rifilato uno schiaffo).

Al di là degli aspetti scientifici e sanitari, appare davvero squallido il tentativo dei custodi del politicamente corretto. Perché è ovvio che il contagio non si diffonde con gli involtini primavera ed i ravioli al vapore serviti nei ristoranti cinesi in Italia. Ma è altrettanto vero che non esiste alcuna sicurezza nei cibi che i gretini di tutto il mondo vorrebbero propinarci in nome della globalizzazione, della sostenibilità, dell’imbecillità. I pipistrelli al posto della bistecca fiorentina, i serpenti al posto del fassone, alghe al posto del risotto, vermi per sostituire i vermicelli, scarafaggi in cambio del Parmigiano, cavallette al posto del pane di Altamura.

Ed allora scattano i semafori per deficienti convinti che il San Daniele sia pericoloso per la salute mentre la Coca Cola sia una panacea per tutti i mali.

In questa situazione, con il freno alle importazioni di prodotti cinesi, si aprono grandi opportunità per le aziende italiane. Per chi si dedica all’agricoltura di qualità, per chi produce abbigliamento, meccanica, elettronica. Ovvio che il virus non arrivi con gli smartphone, ma se in Cina le fabbriche sono ferme, la produzione deve arrivare da altre parti. Peccato che, in questa situazione favorevole, gli imprenditori italiani faranno di tutto per sprecare la grande occasione. Non ci saranno riduzioni di prezzo per fidelizzare la clientela ed evitare che svanisca con il ritorno dei prodotti cinesi. Non ci saranno pacchetti vacanza scontati affinché gli italiani aumentino le presenze turistiche nel nostro Paese per fronteggiare il calo dei visitatori asiatici.

Ma, tornando alla disinformazione, è evidente che le fake news sono quelle spacciate per informazioni ufficiali. Le informazioni al servizio di una narrazione di comodo, utile a tutelare gli interessi economici dei grandi gruppi. Una narrazione che spiega come il contagio del coronavirus si sia esteso in tutti i continenti, trasportato da cinesi in trasferta. Ma non in Africa, dove pure la presenza di cinesi è consistente. Dunque le migrazioni dall’Africa verso l’Italia possono proseguire senza rischi e senza controlli. D’altronde non si fanno controlli per altre malattie, perché mai preoccuparsi per il coronavirus? Se passa attraverso l’Africa non è più un rischio ma fa bene alla salute. E chi pensa il contrario è un sostenitore delle fake news.


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