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A volte, nel loro piccolo, anche le formiche si incazzano. E quando si parla di piccolo, ogni riferimento al toy boy dell’Eliseo è puramente voluto.

Il piccolo psicopatico parigino ritira l’ambasciatore francese a Roma per protesta contro le ingerenze italiane nella politica francese. Strano che Micron non avesse avuto nulla da ridire quando parte del Pd lo designava come campione della pseudo sinistra europea.

In quel caso la politica che travalicava le Alpi era buona e giusta. Ma guai se la solidarietà italiana va agli oppositori del caso umano che si crede Napoleone mentre è solo una marionetta. Forse Micron si è preoccupato per l’intervento di Mattarella che ha criticato la repressione contro il popolo che si lamenta e rivendica il diritto a protestare. Poi la sua padrona gli ha spiegato che il presidente italiano si riferiva a Maduro e non ai proiettili di gomma sparati dai poliziotti francesi che hanno causato danni permanenti anche ai gilet jaunes disarmati.

Ma è stato sufficiente il sostegno di Luigi Di Maio ai contestatori transalpini per far riesplodere la rabbia del toy boy. Vietato sostenere i movimenti che infastidiscono madame Micron. Anche se si presentano alle elezioni europee. I partiti transnazionali vanno bene solo se piacciono agli oligarchi (Bonino docet), in caso contrario ciascuno a casa propria.

Ecco, se i francesi fossero rimasti a casa loro, non ci sarebbe la guerra civile in Libia, con tutte le conseguenze in termini di morti, di invasioni, di tensioni. Micron, però, fa finta di non saperlo. Forse aspetta che glielo spieghi madame. Lui si era illuso di essere, se non Napoleone, almeno De Gaulle quando ha firmato l’intesa di Aquisgrana con Merkel. Peccato che lui non valga uno stivale del Generale e Merkel non sia neppure una pallida copia di Adenauer. E l’asse carolingio o il Sacro Romano Impero non abbiano nulla da spartire con la pagliacciata di Aquisgrana.

Ovvio che Micron poi vada in crisi. Che la sua mente vacilli. Il consenso interno è a picco; l’accordo con Merkel lo vede in posizione di secondo piano; il miracolo economico promesso non si sta realizzando. Ma, soprattutto, il Pd italiano ora si guarda bene dal proporlo come leader europeo della sinistra oligarchica, come modello per un nuovo corso economico e sociale.

Imbarazzano i suoi fallimenti interni, la sua politica africana (nonostante la difesa d’ufficio dei media di servizio italiani, del Pd e di Forza Botulino), la sua guerra economica all’Italia considerata l’avversario debole su cui infierire. Non soltanto sulla vicenda Finmeccanica, dove è coinvolto anche il governo. Ma anche in tutte le questioni di aziende private. Grazie ai predatori sostenitori di Boccia, le aziende francesi hanno fatto shopping di imprese italiane.

Non è un problema politico ma di incapacità imprenditoriale italiana. Di quei predatori che pretendono di imporre salari da fame ai lavoratori italiani, ma che poi sono pronti a vendere tutto se i transalpini mettono dei soldi sul tavolo di una trattativa.


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