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Nei giorni scorsi l’ambasciatore Carlo Marsili ha fatto notare, a proposito della Libia, che non basta stare dalla parte “giusta” se non si ha la capacità di sostenerla.

E l’Italia, che si era schierata con Sarraj già ai tempi del governo Gentiloni, non è assolutamente in grado di sostenere l’uomo voluto dall’Onu. Perché di fronte si è schierato Haftar, sostenuto, e istigato, dalla Francia di Macron.

Ed è evidente che l’Italia, con un presidente come Mattarella, non è in grado di confrontarsi con la Francia guidata da Macron. Che avrà tutti i difetti di questo mondo, ma sa decidere. Senza scrupoli, ma con le armi. Bugiardo, ma in grado di condizionare i governi di numerosi Paesi africani.

Lo scontro tra Haftar e Sarraj non è solo un confronto armato tra Cirenaica e Tripolitania, è una battaglia all’interno di una guerra molto più estesa di riposizionamento. La Francia ci scippa la Libia, penalizza l’Eni e si pone come Paese forte nell’area del Mediterraneo. Pronta magari non a condizionare Russia, Iran, Turchia ed Egitto, ma comunque ad avere voce in capitolo.

L’Italia fa guidare la politica estera mediterranea alla famiglia di Guido Regeni e non cava un ragno dal buco. Non a caso il ministro degli Esteri italiano appare perfettamente in linea con Mattarella. E parte del Pd vuole Macron come proprio leader europeo.

Così, mentre la Francia si afferma sul terreno libico, l’Italia convoca una riunione ministeriale per valutare eventuali interventi futuri. Cioè quando sarà troppo tardi.

Ma la lezione, per il governo italiano, va ben oltre. Perché è la dimostrazione lampante che non ci si può fidare dell’Onu, che ha voluto Sarraj, e tantomeno di Trump che, sulla Libia, aveva affidato all’Italia un ruolo di guida.

Vai avanti tu, che a me viene da ridere”, oppure “Vai avanti, cretino”. A scelta.
Al di là del disastro economico per molti imprenditori italiani che lavorano con la Libia e che verranno soppiantati dai concorrenti francesi (quelli che blagano di unità europea), per l’Italia si porrà il problema di nuovi flussi migratori. Non di libici che scappano dalla guerra civile, come racconteranno, mentendo, le Ong che campano sulla tratta degli schiavi. Le tribù libiche saranno velocissime a riposizionarsi e gli unici sbarchi riguarderanno i criminali fuggiti delle galere, magari inframmezzati da qualche donna e bambino spediti solo per far scena.

No, i flussi saranno quelli in arrivo dai Paesi subsahariani, favoriti dalla Francia proprio per danneggiare l’Italia. La logica vorrebbe che se ne facesse carico Parigi, visto che è Macron a provocare disastri. Ma le anime belle italiane non mancheranno, con magliettine rosse e gessetti colorati. Sono le inutili armi italiane per contrastare le armate francesi.


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