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Francia, primi test del treno supersonico. “L’Italia non ci ha voluto”.

Uno legge questo titolo sul quotidiano online della Stampa ed è condotto per mano a pensare che la colpa sia del solito ministro Toninelli. Dei pentastellati anti tutto. Di Salvini che si fa comandare da Di Maio e tradisce i botulinizzati di Arcore e dintorni. Il governo della decrescita infelice ha colpito ancora.

E invece no. Se si ha la pazienza di leggere l’articolo si scopre che il rifiuto italiano era arrivato dal precedente governo e dal precedente vertice delle Ferrovie. Che, magari, avevano avuto le loro buone ragioni (difficile da credere, considerando la qualità del servizio ferroviario), ma in ogni caso dal titolo proprio non si evince la responsabilità del governo Gentiloni.

E adesso in Italia è cambiato il governo e hanno azzerato i vertici dell’ente. Per il momento c’è poco da fare”.

Ed ecco che si ribalta la frittata. Non importa che la trattativa sia naufragata lo scorso anno, quel che conta è che è cambiato il governo e di conseguenza adesso c’è poco da fare.

Una disinformazione fatta passare con indubbia maestria, d’altronde la malafede di certi gruppi editoriali è evidente non solo nella cronaca o nella politica italiana ma anche in politica estera ed in economia.

Toninelli è uno degli obiettivi preferiti perché è lui che decide i grandi investimenti per le infrastrutture, un banchetto colossale a cui nessuno vuole rinunciare. E il collegamento mentale è immediato: Toninelli è contro i treni veloci, l’Italia ha rinunciato al supertreno, dunque è Toninelli ad aver impedito all’Italia di avere i supertreni.

È la stessa logica che permette agli stessi giornali di confondere, volutamente, le vittime con i carnefici, di criminalizzare non i ladri ma chi prova a respingere i ladri.

Su questo fronte il governo giallo verde ha fatto davvero poco, praticamente nulla. Salvini non è riuscito ad ottenere dai tg Mediaset non un trattamento di favore ma perlomeno una informazione corretta. Le nomine ipotizzate per i vertici dei Tg Rai non indicano la scelta di una politica informativa coraggiosa.

Sino a che il disgusto per il politicamente corretto gonfierà le vele del governo giallo verde, la disinformazione non sarà un problema. Ma quando ci saranno difficoltà vere per l’esecutivo, l’incapacità di fornire una informazione corretta rappresenterà un limite, un rischio.

Mentre i grandi gruppi editoriali ostili potranno tornare a vendere la loro merce avariata.


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