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E così, per una volta, l’Italia ha ricacciato indietro la lacrimuccia e non ha fatto marcia indietro. L’Europa ha dovuto accorgersi che qualcosa è cambiato e la Spagna del nuovo corso socialista ha compiuto un gesto non solo generoso ma anche intelligente. E l’Ong che rifiuta la destinazione iberica (nella Spagna socialista, evidentemente, ci sono guerre, carestie, discriminazioni, razzismo) dimostra che l’obiettivo non è di salvare le persone ma di organizzare un attacco politico contro l’Italia.

Nessuno, ovviamente, può illudersi che i problemi delle migrazioni siano risolti. Ma tutti, legittimamente, possono sperare che l’Italia non venga più trattata come il parente povero e anche un po’ stupido.

Probabile che gli ottusi euro burocrati – in realtà i peggiori nemici di una effettiva Unione Europea – cerchino una vendetta contro l’Italia sul piano economico e finanziario. Ma starà al governo italiano respingere anche questi tentativi. Per passare, poi, all’offensiva in vista delle elezioni europee del prossimo anno.

Serve un protagonismo italiano per determinare un cambiamento radicale di questa Europa. Serve la capacità di trattare con gli altri Paesi europei per creare fronti comuni sui dossier più delicati, evitando che l’Italia si ritrovi sola, isolata, com’è accaduto sino ad ora e non soltanto sulla questione migranti ma anche sul South Stream, sui dossier agricoli, sul dumping sociale, sul falso Made in Italy.

Essere sempre muti e rassegnati, ubbidienti e rassegnati, si è rivelato un fallimento totale. Era inutile piangere sul “ci hanno lasciato soli” quando non si era capaci di andare oltre le lacrime. Per questo sarebbe stato più utile un ministro degli Esteri politico, non un tecnico asettico. Farà sicuramente meglio del predecessore, il non rimpianto Angelino Alfano, ma in un momento decisivo per il futuro dell’Europa servirebbero personalità differenti.

Può sicuramente essere utile il rapporto tra Salvini e la Russia in un momento in cui Putin rilancia il tentativo di riavvicinamento all’Europa, nonostante i comportamenti ondivaghi di Merkel e le incertezze di Macron. Ora anche lo spagnolo Sanchez può rientrare in gioco, rafforzando il fronte Sud dell’Unione europea.

Maggior decisionismo, contro gli euro ottusi, fa bene all’Europa e fa bene ai singoli Paesi. Il G7 ha dimostrato ulteriormente l’inaffidabilità di Trump e ha rafforzato, all’esterno, l’amicizia di comodo tra Mosca e Pechino.

Un momento perfetto per dare finalmente un ruolo politico all’Europa. Purché i ragionieri tedeschi tacciano e si rassegnino ad andare al pub con il bevitore lussemburghese.


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