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È l’ora delle grandi decisioni? Di quelle irrevocabili? Non è solo il governo giallo verde a giocarsi tutto in queste ore, ma è la stragrande maggioranza del popolo italiano.

Quello che non ha nulla a che fare con gli oligarchi, con gli speculatori, con chi ha dominato questo Paese negli ultimi decenni portandolo alla rovina.

L’indecente ultimatum di Pierre Moscovici, che ha imposto una ritirata all’Italia sul fronte del cambiamento, ha suscitato l’entusiasmo dei Tajani, degli Zingaretti, della mummia di Arcore e dei suoi sodali, del bugiardissimo e del suo giglio magico.

Il tutto accompagnato dalle campane a morto dei tg Rai e Mediaset.

In questo scenario, già da ultima spiaggia, si è innestata la polemica di Di Maio sulla manina che avrebbe modificato il Def e si sono moltiplicate le pressioni pentastellate per abbandonare i lavori per le grandi infrastrutture: quasi un tentativo di spingere la Lega alla rottura per azzerare tutto e far contenti gli euro cialtroni.

O forse vogliono far contenti i loro sostenitori statunitensi che non hanno apprezzato il pubblico sostegno alla Russia da parte di Salvini. Rompere l’alleanza giallo verde per cancellare ogni idea di cambiamento e rientrare nei ranghi.

Sarebbe contento il bugiardissimo che ora presenta una manovra alternativa, per la crescita, dopo che il suo governo ha solo fatto crescere, anzi moltiplicare, il numero dei poveri. Sarebbe contenta la mummia di Arcore che vedrebbe cancellato il tentativo di libertà della Lega. E magari riuscirebbe persino a garantire l’elezione di qualche suo fedelissimo in più.

Potrebbe approfittarne anche Meloni, di fronte alla delusione per un balzo indietro di Salvini. Certo non potrebbero gioire gli italiani, ricacciati nell’inferno di una povertà obbligatoria secondo i dettami di Bce, Fmi ed euro cialtroni assortiti.

Per questo la Lega è costretta a bruciare le navi e ad andare avanti. Avanzare per non morire, perché alternative non ce ne sono. Se poi oltre alle avanguardie politiche esistesse anche l’intendance, non sarebbe male farla avanzare a sostegno.

Napoleone dovette ritirarsi da Mosca per la mancanza di rifornimenti e Charles De Gaulle era ben consapevole che le scelte politiche avessero la preminenza ma sapeva anche che era necessario il seguito dell’intendance.

Per la Lega il problema è sapere se l’intendance esiste davvero e possa arrivare, prima o poi.


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