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Le polemiche sempre più feroci di questi giorni non influiranno soltanto sulla questione dei migranti e della gestione di Ong di finti volontari pagati da speculatori (mentre le Onlus di volontari veri spendono i propri soldi) ma rappresenteranno una tappa fondamentale per la nuova Europa. Il fallimento dell’attuale Unione Europea è evidente a tutti.

L’egoismo tedesco, l’arroganza francese, la sciocca furbizia italiana hanno determinato l’incapacità di fare un fronte comune contro gli euro burocrati e gli euro speculatori. Politici incapaci e inadeguati sono stati surclassati da miopi ragionieri incapaci di guardare al di là dei bilanci che strangolavano gli europei.

Di fronte a stupidi burocrati i politici hanno risposto con parole vuote ma tanto corrette politicamente. Si chiedevano più sacrifici per avere in cambio meno servizi; si riducevano diritti e salari in nome di una astratta solidarietà internazionale. Mentre i finanziatori del politicamente corretto si arricchivano a dismisura.

Il grande risultato ottenuto è stato quello di far esplodere il malcontento, la rabbia, l’esasperazione. Si sono riaccesi odii che sembravano cancellati da decenni, si è tornati ad un nazionalismo ottocentesco. In fondo è esattamente quello che voleva Trump, per avere singoli Stati con cui trattare da posizioni di forza.

Esistono vie d’uscita? Sì, esistono quasi sempre delle alternative. E possono passare attraverso lo smantellamento degli Stati nazionali ottocenteschi. Il Toy Boy dell’Eliseo governa un Paese intero ma grazie a Parigi. La Francia profonda non è con lui. Ai transalpini è mancato un movimento che sapesse utilizzare in modo adeguato i social per smontare le menzogne del pensiero unico obbligatorio gestito da Parigi.

Ma cos’hanno in comune Parigi ed i Pirenei? Parigi e la Bretagna? Parigi e l’Occitania?

E quanto è grande l’insofferenza non solo catalana ma anche basca verso Madrid?

Il nuovo premier, Sanchez, ha ottenuto l’appoggio non per una convergenza di idee ma solo per mandare a casa l’ottuso Rajoy.
L’Europa, per avere un futuro, deve valorizzare tutte queste differenze, invece di sopirle in nome della burocrazia.

L’Italia è stata grande quando ha valorizzato feudi e Comuni. Magari all’interno di un Impero che sapeva riconoscere i vantaggi delle differenze culturali tra Venezia e Firenze, tra Palermo e Genova.

L’uniformità uccide, annienta. L’Europa deve servire a smantellare la Francia parigina e recuperare la cultura dei tanti villaggi di Asterix. Trento deve poter dialogare con Salisburgo senza passare per Roma. Torino deve essere in sintonia con Lione, Trieste con Vienna e Lubiana.

Un’Europa dei popoli può funzionare, l’Europa di Juncker e Macron è già fallita.


Le opinioni dei lettori
  1. max avo   On   25 giugno 2018 at 16:40

    stamattina , guardando svogliatamente i risultati delle elezioni amministrative – interessanti comunque- stavo giusto pensando a quello che tu hai scritto :-)…….. ora tocca stare attenti a no buttare via il bambino con l’acqua sporca.

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