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Il nodo del prossimo governo è l’Europa. Utilizzata come scudo per giustificare qualsiasi provvedimento, e da entrambi gli schieramenti. Chi è favorevole a Bruxelles sottolinea l’importanza fondamentale dei mercati aperti, di una moneta unica che possa resistere alle speculazioni dei Soros di turno.

Chi è contrario ricorda le regole, una più stupida dell’altra, imposte dagli euro burocrati con effetti disastrosi sulla nostra economia. E tutti hanno ragione.

Non c’è dubbio che, per non subire passivamente la globalizzazione, sia indispensabile far parte di un gruppo di Paesi in grado di reggere ad urti formidabili. L’Italia, da sola, verrebbe stritolata da interessi esterni.

Quanto all’euro, un ritorno alla lira faciliterebbe le esportazioni, peccato che l’Italia sia un Paese privo di materie prime che devono essere acquistate all’estero e che, con una lira svalutata, costerebbero molto di più.

D’altra parte è altrettanto vero che le politiche economiche e finanziarie imposte da Bruxelles si siano rivelate fallimentari e del tutto inadatte alla situazione italiana così come a quella greca. E se sono comprensibili, ma non per questo condivisibili, le ingerenze europee sulle questioni economiche, sono del tutto intollerabili le minacce del solito Juncker su vicende esclusivamente politiche ed interne come la gestione dei migranti.

L’Italia non può essere considerata come una colonia priva di autonomia.
Al di là di questo, però, esistono gravissime responsabilità italiane in tutta la questione dei rapporti europei.

Perché non è colpa di Bruxelles se l’agricoltura italiana è stata massacrata mentre il nostro ministro era impegnato ad occuparsi delle beghe interne al suo partito. Non è colpa di Bruxelles la corruzione italiana che ha costi esorbitanti. Non è colpa di Bruxelles se la burocrazia italiana è disastrosa e la giustizia non funziona, se l’evasione fiscale dilaga e la pressione fiscale è inaccettabile. Non è colpa di Bruxelles se il super europeista Boccia guida una Confindustria che, a differenza dei colleghi europei, non investe per mantenere la qualità produttiva.

Però i sostenitori dell’Europa a tutti i costi dimenticano le responsabilità, gravissime, dei Paesi che dovrebbero trainare l’Unione. Dal surplus commerciale tedesco, ai danni delle altre economie europee, sino alla politica estera anti italiana di Sarkozy e Macron.

Non esiste un’Europa carolingia, che piace a Gabriele Adinolfi del Centro studi Polaris, se Berlino e Parigi si limitano a fare i propri comodi penalizzando gli altri. Con la pretesa, per di più, di imporre sciagurate politiche non solo economiche ma pure culturali ed istituzionali a tutti gli altri membri dell’Unione.

L’alternativa non può essere quella di rinunciare all’Europa per ribadire il ruolo di colonia americana. E la Russia può essere solo un alleato fondamentale, non un nuovo padrone.

Dunque non si può prescindere dall’Europa, ma rifiutando personaggi come Juncker e respingendo le imposizioni dei governi di Germania e Francia. Gli interessi europei vanno al di là degli interessi delle industrie tedesche.


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