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Chissà se i feroci custodi della Costituzione e delle Istituzioni oltre ad indignarsi per la nutellata di Salvini sono riusciti ad indignarsi pure per le preoccupazioni di tale Sergio Mattarella

che, nella sua veste di Capo dello Stato, dovrebbe avere non solo il buon gusto ma pure la correttezza di far trapelare le sue posizioni solo in via ufficiale e non attraverso le indiscrezioni pubblicate dai quotidiani di servizio.

E non basta nascondersi dietro la farsa delle “mere ricostruzioni giornalistiche” poiché chiunque abbia lavorato in un giornale conosce perfettamente i meccanismi delle “ricostruzioni”.

Gli articoli di questo tipo vengono scritti sulla base delle indiscrezioni fatte filtrare ad arte dai diretti interessati e dal loro entourage. Il giornalista non si inventa le “preoccupazioni” di un presidente della repubblica se non è caldamente invitato a farlo. Soprattutto quando lavora per un quotidiano schierato con il presidente e contro il governo.

Però su questo modo irrituale di far circolare il pensiero presidenziale, in polemica contro un governo che gode tutt’ora del sostegno di una netta maggioranza popolare, nessuno ha banfato.

Le istituzioni sono sacre solo quando fa comodo, il cerimoniale è importante solo se può essere utilizzato per danneggiare gli avversari. In caso contrario diventa un orpello fastidioso.

Si può ridere, anzi si deve ridere, dei selfie ossessivi di Salvini; ci si deve indignare per i genitori di Di Maio e Di Battista. Ma si deve accettare come un’apparizione mariana ogni spiffero, ogni sfiato proveniente dal Quirinale.

D’altronde bisogna anche spianare il terreno in vista del noiosissimo appuntamento dell’ultimo dell’anno con messaggio presidenziale a reti unificate, urbi et orbi.

Probabilmente nelle case dei giornalisti di servizio tutti tacciono all’improvviso, si alzano in piedi abbandonando il calice di Champagne, l’ostrica ed il salmone e annuiscono di fronte al verbo presidenziale. Per accompagnare i saluti finali con applauso e levata di calici per brindare al Capo dello Stato. E poi si risiedono per commentare le sacre parole tra una forchettata di foie gras ed un ruttino mascherato.

Per fortuna nelle case degli altri italiani si spegne il televisore quando parla il presidente oppure si ironizza pesantemente sulla retorica dei discorsi ufficiali.

Brutte case, ovviamente, come farebbe notare tale Antonella Rampino, giornalista della Busiarda sempre molto disgustata dal basso livello intellettuale di chi vota per Salvini e Di Maio.

La prossima volta, forte della credibilità sua e della sua testata giornalistica, potrebbe consigliare il presidente di non sprecare tempo per donare perle ai porci. Quei porci che non leggono la Busiarda e non votano secondo le indicazioni della Rampino.


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