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Non tocca alle Fondazioni bancarie il ruolo di regista per lo sviluppo dei territori. E neppure quello di supplente rispetto agli enti locali.

Ma le Fondazioni – spiega Giovanni Quaglia (nella foto), presidente della Fondazione Crt – possono fungere da agente di sviluppo e, soprattutto, da tessitrici di rapporti tra istituzioni e territori, possono favorire lo sviluppo di competenze da mettere in comune per ridurre i costi e massimizzare i risultati.

Parla del Piemonte e della Valle d’Aosta, Quaglia, e ricorda che in 27 anni di attività questi territori hanno ottenuto dalla Fondazione oltre 1,6 miliardi di euro suddivisi in 39mila interventi. Ma la sua analisi vale per tutta l’Italia, solo che almeno in questo settore il Piemonte è all’avanguardia. Inevitabile, considerando i pesanti ritardi della politica e del mondo imprenditoriale.

Così la Fondazione presieduta da Quaglia ha incontrato le istituzioni, il mondo della cultura, delle professioni, delle imprese, dell’università, della ricerca per capire le necessità dei territori e per preparare le strategie per il futuro che saranno poi decise dal nuovo consiglio di indirizzo che sarà eletto il 30 aprile.

La necessità di un soggetto che coordini e tessa i rapporti tra istituzioni e società civile è diventata evidente dopo la follia di cancellare le province per poi conservarle ma senza alcun potere effettivo.

Ed allora il modello della Fondazione Crt può diventare un esempio per tutta Italia. Quaglia sottolinea come il territorio piemontese debba conciliare realtà molto diverse. Da un lato l’area metropolitana dove si è rimesso in moto quel “Sistema Torino” che, in realtà, è il principale responsabile della crisi locale visto il basso livello degli interpreti; in secondo luogo i territori di eccellenza e con competenze particolari, dall’Albese al Cuneese al Novarese; e poi le aree marginali ed emarginate, a partire dalla montagna ma comprendendo anche le periferie urbane dimenticate e penalizzate dal Sistema Torino. La Fondazione vuol far collaborare queste tre realtà, in nome della volontà di mettere al centro le persone, le comunità. Ed il riferimento alle comunità piacerà al mondo alpino.

Certo, la Fondazione ha la forza economica per trasformare i progetti in fatti. Massimo Lapucci, segretario generale, ricorda che nel 2012 la posizione finanziaria netta era negativa per 230 milioni ed ora è positiva per 250 milioni, nonostante anni per nulla rosei a livello di economia italiana, a differenza di quanto viene raccontato. Progetti culturali, per il welfare, ma anche per la ricerca e l’innovazione.

Il problema è rappresentato dalla controparte politica. Perché per fare gli aiuto registi occorrerebbe che ci fossero dei registi istituzionali. E la pochezza della classe dirigente attuale e dei programmi di quella che vorrebbe sostituirla non inducono all’ottimismo. È paradossale che sia il banchiere Quaglia ad avere il senso delle istituzioni mentre la politica non è in grado di confrontarsi a livello adeguato per indicare il percorso per lo sviluppo.


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