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Che fannulloni questi giovani italiani. Pretendono persino di essere pagati per lavorare. Colpa del reddito di cittadinanza perché, piuttosto di lavorare gratis, preferiscono poltrire sul divano di casa.

Periodicamente i quotidiani di servizio riportano le lamentele del povero imprenditore che, soprattutto al Nord, rischia di chiudere poiché non trova giovani da inserire nell’attività. Ancora più arduo assumere qualcuno disposto a lavorare nel fine settimana.

Questa volta il martire del lavoro, vittima dei nullafacenti, è una imprenditrice veneta che, sul Gazzettino.it, urla la propria disperazione perché il reddito di cittadinanza porterà alla chiusura del bar per mancanza di personale. I giovani – spiega la donatrice di salario – quando si presentano al colloquio scappano appena scoprono di dover lavorare nel fine settimana. Oppure, spiega sempre l’eroina della caffetteria, pretendono salari eccessivi senza avere una preparazione adeguata.

Già l’idea del salario eccessivo avrebbe dovuto suscitare qualche dubbio in chi ha raccolto le dichiarazioni. Magari sarebbe stato meglio pubblicarle insieme alla cifra considerata “eccessiva”. Ma i dubbi aumentano quando la generosa titolare del bar spiega che anche chi accetta il lavoro, se ne va al termine del periodo di prova. Strano: si impegnano per imparare e farsi confermare e poi abbandonano tutto quando hanno superato la prova.

Puntualmente, su un altro giornale, compare l’intervista ad una ragazza che assicura di aver lavorato per la donatrice di ricche retribuzioni. Ed afferma, la ragazza, di aver guadagnato ben 300 euro in sei mesi, lavorando anche nel fine settimana, sia chiaro.

Al di là di chi stia mentendo, è evidente che le retribuzioni rappresentino un elemento fondamentale in queste ripetute lamentele. Nei quotidiani italiani i giornalisti facevano a gara per lavorare a capodanno poiché la retribuzione era del 300% rispetto ad un giorno normale. Ma se un barista deve lavorare anche nel fine settimana per guadagnare una miseria, inferiore a quanto percepito con il reddito di cittadinanza (la media è al di sotto dei 500 euro mensili), non ha grandi incentivi per alzarsi dal divano.

E se una grande imprenditrice della caffetteria non può permettersi di pagare di più un dipendente, forse non è una grande imprenditrice. Forse è meglio che anche lei si accomodi sul divano invece di protestare perché i giovani non vogliono farsi sfruttare.


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