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Sarà l’Africa a salvare i grandi costruttori di auto? I dati divulgati dall’Anfia e relativi alle immatricolazioni di vetture nei principali mercati mondiali non sono particolarmente incoraggianti. Ed evidenziano quanto siano patetiche, al limite dell’indecenza, le dichiarazioni di Fca e dei vertici delle associazioni prenditoriali (Confindustria ed Api) a proposito delle misure del governo italiano che, premiando le auto meno inquinanti, favorirebbero i costruttori stranieri che hanno investito di più. Se poi a dirlo è l’angloamericano Manley da Detroit, diventa ancora più assurdo.
In realtà è l’intero settore a livello mondiale a registrare difficoltà. E le prospettive, sottolineano all’Anfia, non sono proprio incoraggianti, almeno sui mercati tradizionali. Nei giorni scorsi Gian Primo Quagliano, presidente del Centro studi Promotor, si è soffermato sulla stragnazione dell’Unione europea e dei Paesi Efta (Islanda, Norvegia e Svizzera). All’Anfia, però, sottolineano come altrove la situazione sia peggiore. Partendo dalla vicina Turchia, alle prese con aumenti delle tasse che hanno fatto crollare le consegne del 33% nel 2018, con scarse chance di ripresa nel corso di quest’anno.
Ma non va meglio Oltre oceano. I Paesi Nafta hanno chiuso il 2018 con poco più di 20 milioni di veicoli leggeri immatricolati (-0,4%). In particolare negli Stati Uniti le consegne sono state 17,2 milioni, con un leggero incremento dello 0,5%. Ma se si scorpora il comparto delle auto, si nota che ci si trova di fronte ad un crollo del 13%. Non per tutti, poiché Tesla, che produce auto ad alimentazione alternativa, ha viso le immatricolazioni passare da 46mila a 162 mila.
Non va meglio in Canada, con una flessione dell’8,4% delle immatricolazioni auto mentre in Messico il calo è del 10%. Al Sud va anche peggio in Argentina, dove le politiche assurde di Macri hanno portato ad una diminuzione del 17%, con solo mezzo milione di auto nuove vendute nell’intero anno.
E in Asia è anche la Cina a frenare, con 23,7 milioni di auto immatricolate ma con una flessione del 4,2% a cui si cercherà di porre rimedio con incentivi per l’acquisto di auto non inquinanti e di cilindrata inferiore a 1600. Forse Confindustria ed Api pensano che sia stato il governo italiano a suggerire la manovra cinese?
In questo scenario poco incoraggiante spiccano poche realtà in controtendenza. Il Giappone chiude il 2018 con 4,1 milioni di consegne (+0,4%), il Brasile vola a +13,1% e la Russia cresce del 12,8% ma con ipotesi di un rallentamento quest’anno che potrebbe portare ad un ulteriore incremento ma limitato al 3,6%.
D’altronde nei mercati occidentali l’auto è penalizzata in ogni modo. Non solo dalle tasse, ma anche dalla guerra alla velocità ed a tutto ciò che rappresentava il piacere della guida. Cresce l’utilizzo dell’auto condivisa, a discapito dell’auto personale. Difficile immaginare una inversione di tendenza. Così gli incrementi sono limitati ai Paesi dove la motorizzazione è ancora lontana dai livelli di saturazione, come la Russia ma soprattutto come l’Africa. In grado di assorbire persino le vetture più inquinanti che Fca non riesce a vendere in Italia o in Canada, ma che può rifilare ai Paesi meno sensibili al tema dell’inquinamento.


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