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Sebastian Kurz, l’orecchiuto cancelliere austriaco che è tanto impegnato a bacchettare l’Italia per la manovra economica, non è altrettanto attento per quanto riguarda gli scempi compiuti dal sindaco, socialista, di Vienna.

Kurz, in Italia, sarebbe il leader di un partito come Forza botulino; Michael Ludwig, che governa Vienna per il Spo, è l’equivalente del più importante amministratore locale del Pd.

I due, in Austria, sono apparentemente su fronti opposti ma, in realtà, sono uniti dalla medesima ignoranza storica, anzi dal fastidio stesso della storia, delle memorie, delle tradizioni.

Così i socialisti viennesi passano senza problemi dalla distruzione di un palazzo storico all’abbattimento di statue, alla devastazione di parchi.

Non si tratta di opere dell’epoca hitleriana ma di tutto ciò che risale al periodo asburgico. Dunque non ci sono stupide motivazioni politicamente corrette ma solo una semplice speculazione edilizia.

Si distrugge un parco plurisecolare per costruire una birreria, si eliminano monumenti storici per far posto a parcheggi, si abbattono capolavori architettonici per sostituirli con anonimi grattacieli che fanno ricchi i costruttori.

Sarebbe come se, in Italia, qualcuno facesse passare le grandi navi da crociera davanti a piazza San Marco o se volesse scempiare piazza del Duomo a Firenze con dei tram super moderni. Impensabile, in Italia.

I sindaci voluti da Forza botulino e dal Pd si opporrebbero risolutamente. Mai metterebbero sculture orripilanti in piazza della Signoria, mai cancellerebbero tratti di una storica Cittadella per realizzare un parcheggio.

Ci si vergogna, in Austria mica in Italia, di un grande passato, consapevoli di essere protagonisti di un modestissimo presente.

Bisogna costruire visto che non si sa più creare. Il cemento al posto del pensiero. Forse il socialista viennese avrà anche il sostegno delle Damen locali, in nome del progresso.

E pazienza se la Vienna progressista non conta più nulla e non interessa più a nessuno.

Per ottenere un po’ di attenzione è sufficiente alzare la voce sull’economia italiana dopo essere stati zitti sulle iniziative dell’Attila viennese.

Chi, al contrario, ha alzato la voce contro gli scempi edilizi è stato il popolo di Calgary che ha bocciato, con un referendum, la candidatura della propria città per ospitare le Olimpiadi invernali del 2026.

Dunque si riducono le avversarie di Milano e Cortina per ospitare i Giochi olimpici. Forse si azzerano perché anche la Svezia non pare più interessata. Si vede che in tutto il resto del mondo le madamine hanno altro da fare o forse hanno capito che le Olimpiadi non sono proprio un grande affare. Ma sicuramente sbaglia tutto il resto del mondo.


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