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Le polemiche – che trovate su Electomag grazie agli ottimi collaboratori – sui temi della Maturità rappresentano due sonori schiaffoni assestati dalla struttura del Ministero per l’istruzione ai ministri del nuovo governo.

A tutti i ministri, non solo a quello del Miur, ma soprattutto a Salvini e Di Maio che sono i garanti politici del governo gialloverde.

Non è soltanto un problema di scarsa preparazione dei funzionari, emersa in una infinità di altri episodi, ma è una sfida esplicita ad una alleanza che vorrebbe uscire dalla logica perversa del pensiero unico obbligatorio.

La riproposizione di temi in linea con il politicamente corretto del passato chiarisce che la struttura del ministero si oppone e si opporrà ad ogni cambiamento.

Schiaffoni salutari per i gialloverdi?

Difficile che possano davvero servire. Ieri il nostro Osvaldo Castagneri ha ipotizzato alcune nomine in Rai che saranno decise dal nuovo governo. Se quelli saranno i nomi, non ci sarà nessun cambiamento radicale, al di là di qualche inchino al potente di turno.

E lo stesso vale per ogni ganglio del sistema di potere, della immensa burocrazia.

Servirebbe una rivoluzione, anche a costo di utilizzare personale giovane e con poca esperienza. La mancanza di coraggio, invece, porterà alla paralisi poiché i funzionari si inchineranno e poi si metteranno di traverso per bloccare tutto.

D’altronde i nuovi governanti che, in campagna elettorale, erano sempre disponibili per ascoltare e confrontarsi, appena arrivati al potere hanno dimenticato tutto e tutti, impegnati come sono ad accogliere e promuovere riciclati saltati al volo sul carro del vincitore.

E allora le tracce del Miur resteranno politicamente corrette, i tg proseguiranno con servizi strappalacrime per criticare le dichiarazioni di Salvini, la burocrazia impedirà ogni cambiamento che metta in gioco il sistema di potere che gestisce l’Italia da tempo e con risultati fallimentari.

Per cambiare davvero serve il coraggio, ma non quello degli slogan. Serve il coraggio di scegliere gente nuova per scrostare un apparato che tende ad un pernicioso immobilismo.

È vero che l’indirizzo politico viene dato dai ministri, ma se l’apparato decide di opporsi, o il ministro si rassegna oppure cambia l’apparato. Per ora è il governo ad aver perso il braccio di ferro.


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