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Arrivi al vertice della Cgil dopo esserti fatto apprezzare alla guida della FIOM per le battaglie, quasi tutte perse, contro la “feroce”, cioè la Fiat di Marchionne diventata Fca.

Arrivi alla segreteria del sindacato sedicente rosso nel momento in cui il Decreto dignità sta cercando di restituire un briciolo di diritti ai lavoratori più deboli. Arrivi nel momento in cui il padronato è anti governativo perché non sopporta di vedersi scippati gli schiavi in arrivo dal resto del mondo.

E cosa fai come prima cosa? Vai a visitare l’esercito industriale di riserva (secondo la definizione di Marx), quello che ha permesso al padronato ed alla sinistra di governo di ridurre salari e diritti dei lavoratori italiani. E intanto che ci sei riprendi con la lagna sull’antifascismo, a più di 70 anni dalla fine del fascismo.

L’esordio di Maurizio Landini come segretario della Cgil ha deluso tutti coloro che speravano di assistere ad un cambio di passo del sindacato. Tutti quelli che si illudevano su battaglie per i diritti dei lavoratori, per il salario, per l’occupazione. Macché. In attesa di riscoprire la lotta contro Scipione l’Africano o contro gli Achei (il pericolo è dietro l’angolo, non bisogna abbassare la guardia), si marcerà uniti insieme a Confindustria e Confapi per garantire l’arrivo di nuovi schiavi che possano garantire una maggiore concorrenza ai lavoratori italiani troppo pretenziosi.

Sarà un sindacato attento ai diritti civili e distratto sui diritti sociali. D’altronde le adesioni alle sedicenti organizzazioni dei lavoratori sono sempre più scarse. Resistono i pensionati, giusto per potersi rivolgere ai Caf per le pratiche burocratiche. E allora, per rimpolpare le fila, si punta sui nuovi schiavi, sperando che impieghino un po’ di tempo prima di capire la fregatura. A Landini non frega nulla della sostituzione etnica, a lui basta che i nuovi arrivati vadano a colmare le voragini create dall’addio al sindacato da parte dei lavoratori che non si sentono più rappresentati e tanto meno tutelati.

Così la Triplice non scende più in piazza contro la “feroce” ma contro Di Maio che prova a reintrodurre delle tutele per i lavoratori. Non manifesta, il sindacato, contro contratti che umiliano i lavoratori ma contro Salvini che non vuole gli schiavi che riducono ulteriormente il lavoro per gli italiani più deboli.

Ma Landini è già sulle barricate per opporsi ai burgundi: ora e sempre resistenza.


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