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Il Molise? Un caso particolare. Il Friuli Venezia Giulia? Un caso particolare. E la Valle d’Aosta? Ultra particolare. Forse non bastano tre indizi per fare una prova, ma per indurre a una riflessione dovrebbero essere sufficienti.

Il voto di domenica nella Regione autonoma del Nord Ovest ha eliminato il Pd dal consiglio regionale. Ed ha cancellato l’alleanza del centro destra tra Forza Italia e Fratelli d’Italia che, insieme, non raggiungono neppure il 3%. Mentre la Lega, che si è presentata da sola, ha superato il 17%.

Fantastica, al proposito, la faziosità del Tg5 berlusconiano che ha commentato il risultato dei salviniani come “buono”, con un incremento rispetto alle precedenti regionali. Quando, però, la Lega non si era neppure presentata. E non si sono accorti, al tg berlusconiano, che se il Pd è stato spazzato via, ha invece ottenuto un risultato positivo la lista civica che si colloca più a sinistra.

Ovviamente le peculiarità della Vallée ha inciso. Perché il primo partito, con poco più del 19%, è l’Union Valdotaine (in forte calo), trascinata dall’inossidabile Augusto Rollandin, e alle spalle della Lega si piazzano altre formazioni autonomiste locali mentre il Movimento 5 Stelle conquista poco più del 10% e perde 14 punti rispetto alle politiche del 4 marzo.

Al di là degli aspetti locali, però, alcune indicazioni sono chiare. A partire dal tentativo di respingere il ricatto dello spread. Ma forse, ancora di più, è significativo il rifiuto di partiti nazionali considerati responsabili del malgoverno italiano e locale. Il Pd ha guidato gli ultimi governi italiani, era in maggioranza alla Regione valdostana e ha il sindaco di Aosta.

L’insoddisfazione era emersa alle politiche ed è esplosa clamorosamente con l’esclusione dal consiglio regionale della regione alpina.

Ma va ancora peggio al centro destra che dimostra di non essere credibile, di non avere proposte in grado di convincere i cittadini. Fi e Fdi che, insieme, non arrivano al 3% significa che hanno sbagliato tutto ed è il caso che ripensino alle loro strategie ed alle loro candidature.

Quanto ai pentastellati, in Valle pagano problemi interni e locali più che gli accordi nazionali. Ma anche in Friuli Venezia Giulia il risultato era stato deludente. Come se il contratto con la Lega premiasse Salvini e penalizzasse Di Maio. Allo stesso modo Salvini non pare patire le polemiche di Berlusconi e Meloni per l’accordo con i 5 Stelle.

Governare la Valle d’Aosta sarà un problema per tutti perché per costituire una maggioranza serviranno intese tra formazioni litigiose. La frammentazione delle liste autonomiste crea difficoltà non solo all’interno ma anche per la proiezione della Valle all’esterno.

Aosta è assente da troppo tempo dal dibattito nazionale e internazionale sul futuro della montagna e di chi ci vive. Perché se gli sforzi sono tutti indirizzati alla gestione del potere, non si riesce a guardare oltre, a pensare, ad immaginare un futuro.


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