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Quando Montesquieu teorizzò la separazione dei poteri, non pensava solo ad evitare l’ingerenza dell’esecutivo sul giudiziario, ma anche a quella del potere giudiziario sull’esecutivo.

Nell’Italia di oggi, invece, i media di servizio strillano sempre come aquile quando un politico di governo osa criticare i giudici mentre tacciono (quando non si dedicano a osanna e peana) se un magistrato interferisce nelle scelte di governo e cerca di condizionarle.

Salvini non piace ai media e ancor meno a magistrati schierati ma, insieme al movimento 5 Stelle, guida il governo di questo Paese sulla base di un mandato popolare legato ad un programma che prevedeva il contrasto all’immigrazione clandestina.

Il magistrato che lo ha messo sotto accusa non ha alcun mandato popolare, interferisce in una scelta politica voluta dalla maggioranza del Paese. E questo al di là dell’assurdità delle accuse.

Sequestro di persona? Ma qualcuno ha impedito ai migranti di tornarsene a casa propria? Probabilmente Salvini avrebbe pagato anche il biglietto di sola andata.

Quanto all’arresto illegale, ormai l’Italia può contare su magistrati che arresterebbero i militari italiani se provassero a respingere l’invasione di un esercito straniero.

La vicenda, tuttavia, potrebbe rivelarsi un vantaggio per il governo giallo verde. Non solo in termini di consenso (e di rabbia nei confronti della magistratura che, ad esempio, non indaga nessuno per non aver fatto rispettare gli ordini di espulsione dei clandestini coinvolti responsabili di gravi reati), ma anche perché – prima o poi – la maggioranza dovrà svegliarsi e capire che, per governare, servono competenze in ogni settore.

Aver lasciato la magistratura nelle mani di avversari politici che indossano una toga è stato un clamoroso errore del centro destra prima e dei grillini dopo. Aver lasciato l’informazione nelle mani degli avversari politici è stato un altro autogoal del centro destra (Lega compresa) e poi dei pentastellati. Ma vale per i direttori dei musei, per gli organizzatori di festival musicali, per i ricercatori universitari, per le associazioni culturali, per gli ordini professionali, per le associazioni di categoria.

Il governo giallo verde non può essere il governo del cambiamento se non interviene subito per cambiare radicalmente tutti questi settori.

Tutti pronti ad assalire il governo per garantirsi la sopravvivenza, per mantenere le incrostazioni. È sufficiente ascoltare le continue esternazioni di Vincenzo Boccia, presidente di Confindustria, che scarica sul governo tutti i fallimenti della categoria.

Quanto può resistere il governo a questo assedio? Poco, se non interviene subito per cambiare la situazione.


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