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Non ci fossero i cadaveri di Aldo Moro e dei cinque uomini della sua scorta ci sarebbe da ridere di fronte alla sagra dell’ipocrisia che ha caratterizzato la celebrazione dell’eccidio di via Fani

Invece non si può ridere e ci si deve indignare per questa pagliacciata che infanga la memoria delle vittime. 40 anni dopo la strage è ancora vietato raccontare cosa è davvero successo, chi sono i veri mandanti del sequestro dell’uomo politico democristiano.

È vietato

fare ironie sulla fantasiosa seduta spiritica nel corso della quale Romano Prodi avrebbe ottenuto da un fantasma non meglio precisato l’indicazione del covo di via Gradoli. È vietato chiedersi perché nessuno abbia seguito questa indicazione. È vietato chiedere quali Paesi fossero interessati all’eliminazione di un politico che aveva sempre mantenuto ottimi rapporti con il mondo arabo e molto meno buoni con Israele. Vietato occuparsi degli interessi inglesi che spingevano ad evitare la liberazione di Moro. E lo stesso valeva per i francesi.

Non si è voluto chiarire il ruolo della centrale Hypérion, aperta a Roma subito prima del sequestro e immediatamente chiusa dopo l’esecuzione del politico

Una sede a pochi passi dal luogo in cui Moro è stato assassinato.

E in questi giorni di celebrazioni ipocrite si glissa senza decenza sui contenuti delle lettere scritte dal politico durante la prigionia. Accuse precise e durissime contro i suoi compagni di partito. La farsa deve servire per nascondere tutto, per coprire tutti i veri responsabili. Ed era inevitabile che gli esecutori materiali venissero rapidamente scarcerati e poi coccolati. Non hanno mai fatto scoprire i veri mandanti, i veri organizzatori del massacro. Dunque meritavano un trattamento di favore.

Ora i media di servizio ci raccontano persino che le Brigate Rosse avevano già perso prima della strage. Un falso storico

Quando la notizia della strage e del sequestro divenne di dominio pubblico, i sindacati proclamarono uno sciopero immediato e, a Torino, organizzarono un comizio nella centralissima piazza San Carlo. Che rimase deserta. E nei giorni seguenti si ironizzò moltissimo su strage e rapimento. Basta scorrere le vecchie copie del Male. E si rideva nelle università e sui treni.

Al momento della tragica fine del sequestro, con il ritrovamento del cadavere di Moro, i sindacati ci riprovarono. E la piazza si riempì. Il cambiamento nella risposta popolare è quasi interamente da attribuire alla capacità e credibilità del sindacato. Quello di allora, ovviamente.


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