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No, non l’hanno presa bene. Gli sconfitti delle elezioni europee, ed ancor più quelli delle amministrative, non hanno gradito il voto degli italiani.

Perché tra leghisti e Fratelli della Sorella della Garbatella il numero dei fascisti-razzisti-analfabeti etc etc è ormai gigantesco. Se si aggiungono i pentastellati-ignoranti e che non hanno mai lavorato (Il Sultano di Arcore docet), il disastro è completo.

Così i poveri intelligenti-intellettuali creatori di futuro e censori per dovere si guardano l’ombelico e si chiedono come sia potuto accadere. Perché i ricchi dei centri cittadini votano per il Pd e gli straccioni puzzoni delle periferie votano Lega? E sino a qui era già facile arrivare ad una conclusione. Poi, però, ci si son messi anche i piccoli centri di provincia, e poi le campagne. A partire da quelle che povere non sono. E qui nascono i problemi.

Perché era facile insultare i proletari delle periferie urbane, sfigati che hanno paura della concorrenza degli schiavi, fatti arrivare per la felicità dei predatori che hanno abbassato i salari ed annientato i diritti. Guerra tra poveri dove, ovviamente, hanno sempre ragione gli immigrati.

Però la provincia non doveva votare così. Almeno quelle dove si vive meglio che in città, quelle del Nord che hanno ottenuto la medaglia d’oro per la resistenza, quelle dove l’Anpi è viva e lotta insieme a noi. Macché. Tutti a destra, traditori!

Allora gli osservatori di ombelico spiegano che in provincia, in campagna, si è più egoisti e non si vuol rinunciare al proprio benessere, alla propria lingua, alle proprie tradizioni. Una vergogna voler vivere a modo proprio in casa propria.

In fondo hanno ragione gli onanisti intellettuali sconfitti: la Lega e la Sorella della Garbatella hanno vinto non per un programma che di fatto non esiste, ma perché non vanno a togliere a nessuno il sacrosanto diritto di vivere parlando la lingua materna, di ascoltare la musica preferita, di frequentare chi piace e non qualcuno imposto da fuori.

La rabbia degli onanisti li porta ad insultare chi si alza tutte le mattine per andare a lavorare e guadagnare da vivere per sè e per la propria famiglia. Modello superato. Gente che si ostina a lavorare invece di trascorrere 364 giorni all’anno per preparare le manifestazioni del 25 aprile.

Ma per fortuna c’è chi non si rassegna. L’Università della terza età di Torino ha chiuso l’anno accademico invitando Fazio e Littizzetto, due luminari, due intellettuali di altissimo livello. Con una festa organizzata all’Unione industriale. Il Sistema Torino resiste ancora, almeno a livello mediatico mentre i vertici dell’associazione imprenditoriale cercano già di farsi perdonare dal nuovo governo regionale.


Reader's opinions
  1. Alessandro Muzi   On   1 Giugno 2019 at 20:26

    Condivido il discorso in generale ma cosa c’entra mettere dentro il 25 Aprile? Perchè toccare una Festa Nazionale che dovrebbe essere (ma non lo è mai stato e non solo quando esistevano compagni e muri!) di tutti,perchè? Forse bisognerebbe accettare la sconfitta certo ma anche dalla parte dei Vincitori capire che tornare a cavalcare inutili polemiche non serva un granchè.Il 1 Maggio io Agente di Commercio non lavoro,non me lo pagano ma sono comunque fiero che esista una festa per chi lavora,produce e porta la pagnotta onestamente a casa,non ne faccio certo una questione politica perchè semplicemente non ce n’è bisogno nè voglia. Continuiamo a dividerci invece di fare squadra,di questo passo non cambierà mai questo Paese nonostante il grande valore aggiunto che possono dare i Cittadini da Nord a Sud,su questo condanno quindi sia i Sinistrorsi alla Fazio che gente come Salvini che minimizza problemi salvo poi prendersela se 100 persone lo contestano in piazza! Dimostra chi sei coi fatti non coi video su FB o su Instagram perchè anche tu come Fazio SEI pagato con i ns.Soldi.Saluti.

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