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Il problema non sono pochi decimali in più o in meno di deficit. Il problema è come utilizzare i soldi a disposizione. L’economia italiana è in crisi da decenni a causa di una classe dirigente incapace e di un ceto politico perfettamente allineato alla qualità della classe dirigente.

Ora è arrivato il governo del cambiamento, ma a cambiare dovrebbero essere innanzitutto gli obiettivi, le strategie, la visione complessiva di ciò che si è e di ciò che si vuol diventare.

La lotta alla povertà è sacrosanta, ma se le risorse vengono utilizzate solo per misure assistenziali i problemi di fondo non vengono risolti ed i poveri non escono dalla loro situazione se non con la carità pubblica.

Il diritto alla felicità e a godersi gli ultimi anni di vita con una pensione decorosa è altrettanto sacrosanto, forse di più se la pensione arriva dopo una vita onesta di lavoro.

E l’uscita degli anziani dal mondo del lavoro permette ai giovani di entrare a loro volta nel sistema dell’occupazione.

Già, ma quale lavoro? Quale occupazione? Electomag ha pubblicato ieri uno studio internazionale secondo cui, nell’arco di pochi anni, i robot sostituiranno gli esseri umani nel 50% delle attività oggi conosciute. Diventa dunque indispensabile investire le risorse a disposizione per individuare le nuove professioni, per innalzare il livello della scuola e dell’università e non solo quello della formazione professionale.

Ci sarà ampio spazio per iniziative di manutenzione del territorio, in una Italia devastata dalla speculazione edilizia come conseguenza di tanti anni di malaffare congiunto tra prenditori privati e politici affamati.

Ma la semplice manutenzione permette di salvare vite e di creare occupazione, ma non fa crescere il Paese. Ci sarebbe ampio spazio per sviluppare le attività e le professioni legate alla cultura in ogni suo aspetto, e questo sarebbe un intervento strategico fondamentale poiché consentirebbe di rilanciare quel soft power italiano che è alla base del successo di tutte le produzioni di qualità del Made in Italy.

Ma il soft power è stato massacrato da una classe dirigente ignorante e da una politica che ha rinunciato a produrre cultura per limitarsi al politicamente corretto insopportabile ed inutile.

E servirebbero investimenti nei settori d’avanguardia, con la consapevolezza che gli interventi a pioggia non servono a nulla (forse solo alle tangenti) e che le risorse non sono sufficienti per sostenere ogni settore.

Tocca alla politica la scelta dei settori strategici per l’Italia, tocca alle imprese dimostrare che i soldi non verrebbero sprecati ma che potrebbero rappresentare il volano per una crescita generale.

Chimica, tecnologie informatiche, aviospazio, logistica, energie rinnovabili. Si deve scegliere, e bisogna farlo subito.


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