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Le autonomie regionali spaccano il governo ma spaccano pure le opposizioni.

Le prime tre Regioni che hanno chiesto più poteri, e la possibilità di poter utilizzare parte dei soldi delle imposte dei propri abitanti, sono le leghiste Veneto e Lombardia e la piddina Emilia Romagna. Mentre anche il Piemonte della sedicente sinistra si è messo in scia.

Suscitando le proteste dei pentastellati del Sud ma anche delle altrettanto sedicenti sinistre di Puglia e Campania oltre agli esponenti di Forza Botulino al di sotto della Linea Gotica.

È evidente che non val la pena soffermarsi sulle esternazioni di Carfagna, ma le analisi di un intellettuale come Pietrangelo Buttafuoco meritano un approfondimento. A suo avviso, infatti, la Lega si “terronizzerebbe” concedendo le autonomie regionali poiché si finirebbe per seguire non il modello virtuoso del Sud Tirolo bensì il malcostume siciliano.

Ovviamente non esiste alcunché per temere una deriva siciliana o per illudersi sul buongoverno tirolese. Tra Bolzano e Palermo, però, ci sono passaggi intermedi di efficienza amministrativa. Trento, al di là di una pessima gestione politica, ha offerto un buon esempio amministrativo. E vale anche per il Friuli Venezia Giulia, con pessime scelte politiche ma senza particolari scandali. Va decisamente meno bene in Valle d’Aosta dove i politici onesti aspettano che sia la magistratura a far piazza pulita di corruzione ed incapacità. Però, a fronte del disastro economico pubblico, i valdostani vivono meglio della media degli italiani.

Poi, però, si arriva in Sardegna. La protesta dei pastori è il simbolo del completo fallimento della classe politica che non ha saputo affrontare i problemi interni e le sfide esterne. Non è solo un problema di costi maggiorati dall’isolamento, ma di totale mancanza di una strategia che, per quanto riguarda i pastori, non ha mai fatto crescere professionalità e competitività.

Infine la Sicilia. Ma il disastro lo continua a denunciare, con coraggio, proprio il siciliano Buttafuoco. Non è un termine di paragone, Palermo. È il simbolo del fallimento di una classe politica. Ma è anche l’incentivo a tutte le altre Regioni – tutte, non solo quelle del Nord – per non avere nulla a che fare con gli Orlando ed i Miccichè. Senza dimenticare l’arroganza di De Luca sul fronte della sanità in Campania nonostante le formiche in ospedale ed il dato di realtà.

O le menzogne di chi racconta che le Regioni ricche del Nord si terrebbero tutti i soldi senza più distribuzione ai territori più poveri. E infatti Buttafuoco, persona seria, rifugge da simili sciocchezze. Il suo è un intervento di altro respiro, sull’inefficienza cronica ed irreversibile del potere regionale.

Può essere vero, ma Zaia non è Miccichè ed il Veneto è governato meglio della Sicilia. E la Lombardia, nonostante i non pochi scandali, è un modello di efficienza. Perché non replicarlo, allora, in tutte le Regioni? Perché non può essere un territorio a decidere quali sono le opere prioritarie da realizzare con il denaro dei propri cittadini e senza togliere un euro dalle somme destinate al governo centrale?

Se Orlando vuole lasciare gli alloggi pubblici agli occupanti abusivi, se vuole accogliere clandestini senza limiti, se Miccichè vuole finanziare la centottantesima orchestra regionale siciliana, perché qualcuno al di fuori della Sicilia dovrebbe farsi carico di queste scelte?


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