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A fronte dei tentativi di Tajani di distruggere ogni parvenza di una alleanza di centro destra – con l’annunciata rottura per le regionali in Abruzzo – c’è un Paolo Truzzu che vorrebbe fare della Sardegna il simbolo della ricucitura tra Fratelli d’Italia, Forza Italia e Lega.

Mentre il Piemonte, alle prese con la secessione della provincia del Verbano Cusio Ossola, non ha candidati e neppure strategie per i vari schieramenti.

La confusione è totale, la politica dei due forni leghisti sta dando, come principale risultato, il progressivo ridimensionamento di Forza botulino con un Tajani sempre più renziano, al servizio di quei potentati economici che hanno distrutto l’Italia.

È l’inevitabile conseguenza della politica “giorno per giorno”, priva di strategie ma, soprattutto, priva di quelle idee forti, di quel substrato culturale che tanta paura provoca nel ceto politico del centro destra, convinto che governare ed amministrare siano sinonimi.

Una classe politica priva di slanci, attenta solo al costo delle lampadine sui viali e non alla costruzione di una società sana dove far vivere figli e nipoti.

Per questo le coraggiose dichiarazioni di Truzzu (Fdi) rischiano di essere interpretate come mere provocazioni interne o come slogan per l’esterno.

Ripartire dalla cultura: sacrosanto, peccato che il partito di Truzzu si sia sempre contraddistinto, a livello centrale, per i tagli alle iniziative culturali, con l’eccezione di boiate colossali del tutto inutili ma costose.

Questo non impedisce che giovani politici tentino di invertire la rotta. Anche perché la Sardegna, con le politiche messe in atto da chi ha governato negli ultimi anni, ha continuato ad impoverirsi, ad emarginarsi.

L’Isola ha bisogno di un nuovo modello di sviluppo perché quello seguito per anni, per decenni, si è rivelato fallimentare. Turismo di qualità che approfitti dell’immenso patrimonio archeologico e culturale della Sardegna, agricoltura da difendere e valorizzare, trasporti interni decenti ed esterni a prezzi accessibili.

La Sardegna, ha sostenuto Salvini e ha ammesso Truzzu, ha utilizzato male la propria autonomia regionale. Malissimo, più che male. Colpa di chi ha governato l’Isola, ma colpa anche e soprattutto di chi si è affidato alle persone sbagliate. Così La Sardegna è diventata la regione con tassi di disoccupazione insostenibili mentre in alcune località si assisteva alla massima ostentazione di ricchezza e di cafonaggine, tra l’eleganza dell’Aga Khan e la buzzurraggine di aspiranti stelline televisive, tra investitori degli Emirati ed attorucoli in cerca di visibilità.

Difficile scommettere sulla cultura, comunque una scelta coraggiosa.

Photo credits by Maria Infantino


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