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Corea del Nord e del Sud si incontrano e si incamminano sul viale della pace dopo i troppi anni di guerra bollente e poi di guerra fredda “riscaldata” da numerosi episodi cruenti. Merito dell’intransigenza di Donald Trump, nella versione cara agli statunitensi.

Indubbiamente un ruolo importante lo ha giocato, il presidente di Washington. Però non vanno dimenticati tutti gli altri attori sulla scena, a partire da Kim Jong-un, il dittatore nordcoreano che era perfettamente consapevole di non poter sfidare davvero il mondo intero. Semplicemente ha alzato il livello della tensione per poter negoziare meglio.

Le sanzioni contro la Corea del Nord erano in vigore da tempo, non sono un provvedimento di Trump che le ha solo inasprite. Ma Kim sapeva benissimo che erano sufficienti quelle in vigore in precedenza per strangolare il suo popolo. E un popolo affamato, come cantava Rita Pavone, “fa la rivoluzion”.

Meglio evitare e obbligare i nemici alla trattativa. Minacciando il ricorso all’atomica.
Un ruolo fondamentale, però, è anche quello di Moon Jae-in, il leader sudcoreano che ha colto al volo l’opportunità, a differenza di quanto avevano fatto i predecessori. Un accordo con il Nord renderà immediatamente il Sud più libero dalle ingerenze di Washington, meno dipendente dalla protezione americana. E questo piace tantissimo sia a Pechino sia a Mosca. La pacificazione nella penisola coreana apre prospettive di allargamento dell’egemonia cinese in tutta l’area, non solo nel Nord comunista. E allenta la tensione globale, il che fa comodo anche a Putin.

In Asia, nel frattempo, si deve registrare anche la frenetica offensiva diplomatica di Emmanuel Macron. Il presidente francese è, in questo momento, l’unico leader europeo con una visione geopolitica. È penalizzato dall’irrilevanza economica e militare di Parigi ma sopperisce con un dinamismo impressionante che lo porta a passare velocemente dall’Africa francofona all’India, a sostenere Trump contro Putin ma trattando con Putin a danno di Trump.

Non è proprio il modello dell’accoppiata scadente Gentiloni-Alfano, ma proprio per questo funziona. E porta contratti ricchissimi per le imprese transalpine.
Resta in attesa la Germania della Merkel, ma non si capisce in attesa di cosa.

Aspettando Godot potrebbe invece arrivare Putin. Troppo debole per contrastare l’egemonia cinese in Asia, con una economia insufficiente per confrontarsi con quella nordamericana, la Russia è obbligata a stringere nuovi accordi, e sempre più stretti, con l’Unione europea. Magari sperando in un voto che il prossimo anno cambi radicalmente il Parlamento europeo, con un successo dei partiti contrari al servilismo nei confronti di Washington sul fronte delle sanzioni contro Mosca.

Un grande gioco globale che inizia con la stretta di mano sul confine tra le due Coree.


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