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In attesa di capire se dalle urne chiuse il 4 marzo uscirà il coniglio di un governo purchessia, c’è già chi guarda avanti, alle elezioni regionali ed europee del prossimo anno

Lo fanno, con difficoltà, i partiti tradizionali alle prese con la ricerca di un candidato credibile, e possibilmente vincente, per ciascuna regione chiamata al voto. E lo fanno anche i cittadini insoddisfatti dei rappresentanti eletti la scorsa settimana.

Non stupisce, quindi, che sulle Alpi piemontesi si stia pensando alla costituzione di una nuova formazione politica che rappresenti le genti delle Terre Alte

Un esperimento da avviare il prossimo anno in Piemonte e, in caso di successo, da esportare in tutta Italia, considerando che il territorio montuoso copre gran parte dello Stivale, isole comprese.

I montanari non si sentono rappresentati dai partiti “romani” che guardano alle grandi città ed ignorano le valli e chi ci vive. La montagna non appassiona Fdi che, sotto la guida di Meloni-Rampelli, ha difficoltà a comprendere il mondo oltre il raccordo anulare. Non appassiona Forza Italia, convinta che le Alpi siano soltanto Cortina e Courmayeur, località dove sfoggiare l’ultimo intervento di chirurgia plastica. Mentre la Lega ha promesso, con Salvini, un ministero ad hoc per le Terre Alte ma poi si è concentrata su altri temi. Quanto ai 5 Stelle, sono convinti che la montagna sia quella dove passerà il treno ad alta velocità in Val Susa, cioè un territorio che ha la stessa altitudine di Torino. La montagna, quella vera, è tutt’altra cosa ma i grillini si trovano meglio in città.
La montagna, al contrario, interessa molto al Pd, ma come terra di conquista e di occupazione. Il partito di Renzi ha gestito da anni tutto ciò che riguardava le Terre Alte, dall’agricoltura alle foreste, dal commercio allo sfruttamento delle risorse naturali.

Ecco, l’immagine che la montagna si è fatta dell’interessamento del Pd è proprio quella dello sfruttamento

Con risultati pessimi, considerando la rabbia crescente.

Una rabbia che, in Valle d’Aosta, ha portato alla clamorosa sconfitta dei partiti autonomisti tradizionali con il trionfo dei 5 Stelle e della Lega che in Valle non aveva mai ottenuto grandi successi. E la rabbia contro il Pd in versione alpina ha portato al tracollo della sinistra in Trentino.

Risultati che stanno spingendo i montanari a cercare soluzioni nuove ed alla creazione di un nuovo partito

Che, ovviamente, cercherà alleanze con le formazioni tradizionali in vista del prossimo anno. L’ostacolo più difficile da superare, però, sarà il coinvolgimento di genti diffidenti e spesso ipercritiche.

Ma se il tentativo riuscisse, al Pd non basterà organizzare qualche incontro musicale per ricordare le guerre puniche o gli invasori Goti.

Photo credits by Augusto Grandi


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